Cilento

Cilento | Veduta | Foto di topo

10 cose da fare e vedere in Cilento

Terra ospitale di innegabile bellezza, ricca di eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche, aree verdi e coste affacciate su un mare tra i più puliti d’Italia. Questo è il Cilento, l’area più bella della regione campana, con un litorale in parte ancora selvaggio segnato da spiagge dorate, calette e scogliere; paesi caratteristici annidati tra colline e montagne; affascinanti borghi che profumano di mare e un rigoglioso Parco Nazionale, vero e proprio “santuario della natura” e “paesaggio vivente” protetto dall’Unesco. In questi luoghi la Magna Grecia incontra la dieta mediterranea, i miti antichi si intrecciano a quelli moderni, l’azzurro del cielo si confonde con quello del mare in un susseguirsi di splendide vedute scenografiche. Dai templi di Paestum alle fortezze costiere, dalle rovine di Velia al monastero di San Lorenzo, dal mito di Palinuro ad Hemingway, da Punta Licosa alle Dolomiti del Sud, il Cilento riserva sorprese stupefacenti. Si fa presto a restare affascinati da questo territorio magico, così variegato e allo stesso modo autentico, straordinario luogo di vacanza e relax che ammalia il visitatore come la sirena Leucosia ammaliò Ulisse. 

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Paestum

Paestum nel Cilento

L’area archeologica di Paestum è uno dei principali siti archeologici del mondo ed è riconosciuto dall'UNESCO come patrimonio dell'Umanità. La città fu fondata nella Piana del Sele (soprannominata la Piana degli Dei) dai coloni greci agli inizi del VI sec. a.C con il nome di Poseidonia, la città di Nettuno. In seguito fu occupata dai lucani che la ribattezzarono Paistom, nel 273 a.C. Roma vi fondò la colonia latina di Paestum dotandola di terme, foro e anfiteatro. Nel V sec. d.C Paestum assunse a rango di diocesi per essere successivamente abbandonata a cause delle incursioni saracene e dell’estendersi delle paludi. Completamente caduta nell’oblio bisognerà aspettare fino alla metà del ‘700 per scoprire i suoi resti. La città antica è circondata da circa 5 km di mura, considerate uno dei sistemi di fortificazione meglio conservati della Magna Grecia, su cui si aprono le 4 porte principali di accesso (Porta Aurea, Porta Giustizia, Porta Sirena e Porta Marina).

Al suo interno si distinguono tre aree: due sacre (il santuario settentrionale e quello meridionale) ed una pubblica al centro (prima Agora greca e poi Foro Romano). Nei due santuari si possono ammirare tre splendidi esempi di architettura templare di ordine dorico perfettamente conservati, vale a dire: il tempio di Cerere, dedicato ad Athena, il grandioso tempio di Hera (impropriamente detta basilica), consacrato alla dea della fertilità e, il tempio di Nettuno sacro forse ad Apollo. Nell’area pubblica trovano posto edifici di età greca, come l’ekklesiasterion (edifico assembleare) e l’heroon (edificio consacrato al fondatore della città) e costruzioni romane come, il foro circondato da un  portico di ordine dorico, il tempio della pace, l’anfiteatro in cui avevano luogo i combattimenti tra gladiatori e, i quartieri abitativi. Merita una visita anche il Museo Archeologico in cui sono esposti i numerosi reperti rinvenuti all’interno dell’area, tra cui i famosi dipinti della tomba del Tuffatore, uno dei pochi esemplari superstiti di pittura classica.

Quando: tutti i giorni dalle 8.30  alle 18.45. Il museo resta chiuso per lavori di manutenzione il 1° ed il 3° lunedì di ogni mese.
Come: Biglietto d'ingresso (Museo + Scavi) € 10,00; Unico (Museo + Scavi + Scavi Velia): € 11,00 Valido 3 giorni. Ingresso gratuito per cittadini UE di età inferiore a 18 e superiore a 65 anni. Sconto del 50% per cittadini UE di età compresa tra i 18 e i 25.

Area archeologica Velia

Area archeologica Velia

Velia, l’antica Elia (dal nome della sorgente locale Hyele), fu un’importante città della Magna Grecia fondata intorno al 540 a.C. da esuli di Focea sulla sommità di un promontorio. Nel V sec. a. C. la città era nota per i floridi commerci e soprattutto, per la scuola filosofica eleatica fondata da Parmenide e Zenone. In Età Romana, divenuta municipio con il nome di Velia conobbe un periodo di grande sviluppo fino a quando il progressivo insabbiamento dei due porti costruiti dai focei e le catastrofiche alluvioni decretarono la fine della sua potenza economica (IV sec. d. C.). Nel Medioevo l’abitato si ritirò sull’acropoli dove venne costruito un castello con torre di avvistamento (ancora visibile). Nel corso del Seicento, la città fu progressivamente abbandonata. L’area archeologica di Velia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, comprende i tre nuclei in cui si articolava l’antica città, ovvero il quartiere meridionale, il quartiere settentrionale (collegati da una strada terminante con due porte, Porta Marina Sud e Porta Marina Nord) e l’acropoli. All’interno delle mura sono presenti alcuni edifici di età ellenistica ed imperiale. Risalgono all’età romana le Terme Adrianee, un edificio pubblico formato da un criptoportico a tre bracci, sede forse della scuola medica, palestra o sacello del culto imperiale, la Masseria Cobellis, altro edificio pubblico su due livelli con ninfeo e vasca. All’età ellenistica appartengono invece, un impianto termale risalente al III sec. a. C., l’Agorà costituita da una piazza rettangolare delimitata per tre lati da muri porticati e con il fronte colonnato, il Pozzo Sacro dedicato forse al dio dell’amore, e la famosa Porta Rosa, unico esempio di arco a tutto sesto della Magna Grecia pervenuto in perfetto stato di conservazione che metteva in comunicazione i quartieri settentrionale e meridionale della città. Sull’acropoli, l’area in cui si svolgeva la vita pubblica e religiosa della città, sono conservati i resti di un teatro costruito in età romana sui resti di un altro più antico, un tempio, forse dedicato ad Atena, in parte distrutto dalla grande torre del castello normanno.

Quando
: tutti i giorni 8.45-un'ora prima del tramonto [la biglietteria chiude un'ora prima]
Quanto: € 3,00 intero/€ 1,50 ridotto; museo+parco archeologico paestum+parco archeologico velia+mostra rosantico: valido 3 gg. € 11,00 intero/ € 5,50 ridotto

Punta Licosa

Punta Licosa nel Cilento

Punta Licosa è uno dei luoghi più incantevoli del Cilento il cui nome è legato alla leggenda della sirena Leucosia (in greco significa “bianca”), la quale si diede la morte da una rupe della costa per non essere riuscita a sedurre Ulisse, e il suo corpo prese le forme di uno scoglio, l’isola di Licosa per l’appunto. Una pineta incontaminata e un mare limpidissimo incorniciato da calette di selvaggia bellezza fanno di questo sito un piccolo paradiso per naturalisti e subacquei. Il piccolissimo molo ed il Palazzo Granito, un casino di caccia con annessa cappella settecentesca ne suggellano il fascino regalando meravigliosi scorci da cartolina. Recentemente dichiarata Area Marina Protetta, Punta Licosa vanta anche una delle spiagge più belle d’Italia. L’area forestale, costituita da macchia mediterranea, conta al suo interno il minuscolo abitato posto alle pendici del Monte Licosa, e un’antica rocca. Dinanzi al promontorio di Punta Licosa emerge l’omonimo isolotto semisprofondato nel V sec. a. C. dove si trovano ruderi di mura ed un faro. Nelle sue acque invece, sono visibili i resti sommersi di una villa romana e di una vasca per l'allevamento delle murene. Gran parte del territorio di Punta Licosa è di proprietà privata, dunque non completamente accessibile al pubblico.

Dove: a circa un’ora di cammino dal centro di S. Marco, la si può raggiungere a piedi, percorrendo una stradina sterrata aperta fra gli alberi, a ridosso della costa, oppure in auto, dal versante opposto, dal piccolo borgo marinaro di Ogliastro Marino, fino al cancello che ne impedisce l’ingresso motorizzato per salvaguardarne la tranquillità e la purezza

Castellabate

Castellabate nel Cilento

Arroccato sulla cima di una collina, il paese - roccaforte di Castellabate domina le sue 5 frazioni marine (Santa Maria, San Marco, Lago, Ogliastro Marina, Licosa). Nato intorno al Castello eretto nel 1123 ad opera di Costabile Gentilcore, abate di Cava dei Tirreni, per la difesa contro i pirati, Castellabate, uno dei borghi più belli d’Italia, conserva intatto il fascino del borgo medioevale. Il suo centro storico, riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità è un intreccio di stradine, brevi scalinate, slarghi e affacci straordinari, primo tra tutti quello del Belvedere di San Costabile che costeggia le mura della fortezza con vista sul Golfo di Salerno, Ischia e Capri. Tracce del Medioevo si trovano anche nella Basilica di Santa Maria de Gulia, oggi Assunta, (XII sec.) con la torre campanaria tardo romanica. Perfettamente inserite nella struttura urbana, le dimore e le cappelle gentilizie settecentesche testimoniano l’illustre passato del borgo collinare, feudo dei Sanseverino, dei Caracciolo e di altre nobili famiglie. Anche nelle frazioni costiere sono presenti antichi edifici nobiliari. Palazzo Belmonte (un antico casino di caccia in parte adibito ad hotel) e Villa Matarazzo segnano il paesaggio di Santa Maria di Castellabate, antico borgo marinaro e vivacissimo centro balneare che il clamore cinematografico di Benvenuti al Sud ha portato alla ribalta (insieme a Castellabate). Palazzo de Angelis e Torretta, la masseria fortificata di proprietà della famiglia Granito, sono nel territorio di San Marco di Castellabate, antico insediamento romano, oggi piccolo borgo peschereccio molto frequentato d’estate.

Acciaroli

Acciaroli, Pioppi e Pollica nel Cilento

Acciaroli è un caratteristico borgo di pescatori diventato in pochi anni una rinomata località balneare potendo vantare un mare tra i più puliti d’Italia. La chiesa dell’Annunziata (1187) e i resti della torre angioina dominano il porticciolo alle cui spalle si estende il centro storico, piccolo e accogliente, con i suoi vicoli, le piazzette, i negozietti, dove ancora si respira l’atmosfera dell’antico villaggio marinaro. Si dice che Ernest Hemingway affascinato dal posto e soprattutto, dalla gente soggiornò più volte ad Acciaroli intorno agli anni ’50, e che da questi luoghi trasse ispirazione per “Il vecchio e il mare”. In verità, prove certe del passaggio dello scrittore non esistono ma Hemingway a parte, Acciaroli è sicuramente una delle località più belle del Cilento. A poca distanza da Acciaroli si trova Pioppi, altra piccola perla della costa cilentana. Il delizioso borgo che sorge lungo la spiaggia in una piccola insenatura riparata dalle colline, è anche noto per essere la culla della famosa dieta mediterranea. Ad essa e al suo teorizzatore, Ancel Keys, è dedicato un museo istituito presso il seicentesco Palazzo Vinciprova che ospita tra l’altro, anche il Museo Vivo del Mare.  Acciaroli e Pioppi sono le due frazioni marine del bellissimo comune di Pollica che ingloba anche i suggestivi borghi collinari di Celso, Galdo e Cannicchio. Pollica è un paese di grande interesse storico e culturale che accoglie chiunque voglia godere della sua tranquillità e dei suoi straordinari paesaggi. Di notevole interesse sono il Castello dei Principi Capano (1290) con la possente torre che domina il centro storico,  la chiesa di San Nicola del XVII sec., e il seicentesco Convento francescano di Santa  Maria delle Grazie fuori dal centro abitato.

Palinuro

Palinuro nel Cilento

Terra di antichi miti e grande bellezza, Palinuro è un importante centro turistico della costa cilentana. Panorami straordinari, acque incontaminate, distese di spiagge, insenature e grotte marine attraggono estimatori e amanti della natura e del mare. Ad accrescere il fascino di questi luoghi contribuisce la leggenda secondo la quale Palinuro deve il suo nome al nocchiero di Enea caduto in questo mare e ucciso dagli abitanti del luogo quando raggiunse la terraferma. La caratteristica principale di questa località balneare è il promontorio di capo Palinuro con la sua forma a 5 punte sovrastato dal faro e con le pareti rocciose che cadono a picco nel mare. Numerose sono le grotte che si aprono lungo la costa rocciosa e frastagliata, delle quali la più nota e visitata è la Grotta Azzurra così chiamata in quanto i raggi di sole che filtrano al suo interno creano particolari giochi di luce in virtù dei quali l’acqua diventa di un blu intenso. Altrettanto suggestive sono: la Grotta d’Argento ravvivata dai riflessi argentei che assumono le pareti, la Grotta dei Monaci in cui le stalattiti sembrano monaci in preghiera, la Grotta delle Ossa con le pareti incrostate di ossa umane ed animali del Quaternario. A differenza delle grotte raggiungibili solo in barca, alle spiagge si giunge anche a piedi. Da non perdere, la spiaggia delle dune fossili in località Saline, la spiaggia dell’Arco Naturale e la spiaggia della Marinella.

Parco nazionale del cilento

Parco Nazionale del Cilento

Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano comprende un territorio di circa 180.000 ettari (è il secondo parco Nazionale più esteso d’Italia) delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno. Il Parco iscritto nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell'Umanità ed elevato a riserva di Biosfera MaB (Man and Biosphere), è considerato “santuario della natura” e “paesaggio vivente” in quanto raro incrocio di civiltà, specie naturali e popoli. Magnifico risultato dell’opera combinata della natura e dell’uomo, il Parco  si caratterizza per la presenza di  ambienti costieri, montani e vallivi, per la ricchezza straordinaria di vegetazioni, per un elevato grado di diversità biologica della specie e per le eccezionali tracce di storia che dal Paleolitico arrivano fino ad oggi. Coste incontaminate, falesie rocciose, alture dall’aspra bellezza, sentieri, corsi d’acqua, grotte misteriose, accrescono il richiamo di questi territori, luogo ideale per un rigenerate viaggio nella natura alla (ri)scoperta di un patrimonio dall’inestimabile valore. 

La Certosa di Padula

La Certosa di Padula

La Certosa di San Lorenzo a Padula è il maggior monumento monastico dell’Italia meridionale, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. I lavori per la sua costruzione ebbero inizio nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino e si protrassero fino alla fine del XVIII sec. L’epoca felice della cittadella conventuale si concluse con l’arrivo di Napoleone che ordinò la soppressione dell’Ordine Certosino. Abbandonata dai monaci, la Certosa fu depredata di tutti i suoi tesori (1810-13). Dopo esser tornati per un breve periodo, i religiosi lasciarono definitivamente il complesso nel 1866. Dimenticata per anni ed anni, nel 1960 cominciarono le opere di restauro e recupero che hanno riportato questa splendida struttura agli splendori che meritava. Il complesso occupa una superficie di oltre 50 mila metri quadrati. La pianta, che è a forma di graticola per ricordare il martirio di San Lorenzo, segue lo schema di ogni altro monastero certosino, distinto in due grandi aree: la “casa bassa”, ovvero i luoghi di lavoro dove conversi e laici svolgevano le attività utili alla comunità (granai, stalle, depositi), e la “casa alta”, comprendente gli spazi comuni, vicini alla chiesa, (cucina, refettorio, sala del capitolo e del tesoro) e la zona di stretta clausura organizzata intorno al chiostro (celle dei monaci, appartamento del priore, biblioteca, giardini). Di grande bellezza la chiesa con i due cori (uno per i conversi, l’altro per i padri) e l’altare maggiore con intarsi in madreperla, singolare la cucina con la grande cappa della fornace centrale, meraviglioso il chiostro grande che con i suoi quasi 15 mila metri quadrati di superficie risulta essere tra i maggiori d’Europa. Una scenografica scala ellittica a doppia rampa collega i due livelli su cui si sviluppa il chiostro, ovvero il portico (in basso) con le celle dei padri, e la galleria finestrata utilizzata dai monaci per la passeggiata settimanale (in alto).

Quando: tutti i giorni tranne il martedì dalle 9:00 alle 19:00.
Come: biglietto intero 4€, ridotto (cittadini UE tra i 18 e i 25 anni) 2€. Ingresso gratuito per cittadini UE al di sotto dei 18 e al di sopra dei 65 anni.

Cosa mangiare nel Cilento

Cosa mangiare nel Cilento

Se vi siete mai chiesti dove è nata la tanto decantata "Dieta mediterranea" ora avete la risposta: a Pioppi, nel Cilento. Fui qui che il medico americano Ancel Keys studiò gli effetti dell'alimentazione tipica del Sud d'Italia scoprendone i benefici, soprattutto per la riduzione delle malattie cardiovascolari. Pane, pasta, riso, molto pesce, frutta e verdura, legumi e tanto buon olio di oliva, insomma un'alimentazione ricca e varia con pochi grassi animali, aiuta a vivere meglio e di più. Ancora oggi questi sono gli ingredienti tipici della cucina locale: protagonisti dei piatti sono il pesce azzurro, soprattutto le alici cucinate in molti modi (arrecanate, in tortiera, speciali quelle imbottite con il caprino), il tonno, il pesce spada, spigole e orate, cernie, i prodotti del Parco regionale e degli orti locali, melenzane, carciofi, asparagi, pomodorini, molti legumi (fagioli, lenticchie, cicerchie, fave, ceci). Gli ingredienti si sposano spesso con la pasta fusilli alla cilentana (ragù con diversi tipi di carne), lagane e ceci, fusilli con melenzane, i classici spaghetti con i frutti di mare sostituita, d'inverno, dalle zuppe con legumi. Tra i dolci, tipici del Natale sono le pasticelle e gli scauratielli mentre nel resto dell'anno trionfa il sapore e l'odore del limone (delizie, babà).
Dove dormire nel Cilento

Dove dormire

Il Cilento copre un'area vastissima, che va dai paesini di mare a quelli di montagna lontani 30 km dalla costa. Questo permette di scegliere la sistemazione in base alla stagione e ai propri desideri: bisogna però tenerne conto per programmare gli spostamenti. Chi desidera fare una vacanza di mare, ad esempio, troverà molte struttura a pochi metri dalla spiaggia ma se vorrà risparmiare un po' dovrà spostarsi in collina e muoversi ogni giorno. Nel Cilento abbondano soprattutto piccoli hotel, agriturismi, B&B e appartamenti. Se state cercando un hotel o un'altra struttura vi consigliamo Booking.com. Circa 270 hotel con foto, servizi, prezzi e commenti di chi ha già soggiornato. Vai a Booking.com.