Cosa vedere a Bobbio e dintorni: un borgo tra diavoli e santi

Cosa vedere a Bobbio e dintorni: alla scoperta del borgo con il Ponte Vecchio, l'Abbazia di San Colombano e gli itinerari lungo il fiume Trebbia.

Bobbio
Bobbio

Il borgo di Bobbio è considerato uno dei più belli d’Italia e rientra nelle classifiche di quei luoghi che tutti prima o poi hanno visto in cartolina e decidono di visitare. La visita, però, è di solito frettolosa e si limita a una foto ricordo sul Ponte Vecchio senza addentrarsi molto nei dettagli del borgo. Invece, di cose da vedere a Bobbio e dintorni ce ne sono davvero tante. Partiamo dall’Abbazia di San Colombano che dal VI, grazie ai suoi libri, è stata uno dei centri culturali più importanti d’Europa. Di quello splendore oggi resta la basilica e il Monastero che ospita il Museo dell’Abbazia, quello di città e un piccolo ma meraviglioso museo di arte contemporanea: la raccolta Mazzolini.

Come ogni borgo che si rispetti ha la sua piazza armoniosa con il Duomo, un castello con forse dei fantasmi e qua e là in giro per il borgo si incontrano ancora antichi mulini, a ricordare il rapporto che Bobbio ha da sempre con l’acqua. Seguendo il corso del Trebbia si incontrano paesaggi spettacolari, come i “Meandri di San Salvatore” con spiagge e acqua cristallina, ideali per un insolito bagno sull’Appennino. Ma anche terme libere e gratuite, ideali soprattutto se si visita il borgo d’inverno. Insomma, a Bobbio di cose da fare e vedere ce ne sono tante da riempire un bel fine settimana di spiritualità, arte e cibo. Ecco quelle che non dovete perdervi! E se resta un po’ di tempo, a pochi minuti di auto c’è Piacenza, città d’arte poco affollata e per veri intenditori.

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Il Ponte Vecchio ( o Gobbo o del Diavolo)

Il Ponte Vecchio di Bobbio
Il Ponte Vecchio di Bobbio

La prima cosa da vedere a Bobbio è anche quella che si incontra per prima durante la visita: il Ponte Vecchio sul fiume Trebbia, che in realtà alcuni chiamano Ponte Gobbo o Ponte del Diavolo. Il nome Ponte Vecchio viene dall’età: le 11 arcate hanno quasi 1.000 anni anche se molti storici ritengono che sia lì da molto prima. Il nome Ponte Gobbo, invece, viene dall’irregolarità delle arcate…Il nome Ponte del Diavolo, invece, si riallaccia a una leggenda comune a molti ponti in Italia, come quello di Lucca e Pavia. San Colombano, desideroso di portare la parola di Dio agli abitanti di Bobbio isolati dal fiume, strinse un patto col diavolo che doveva costruire il ponte in una sola notte. In cambio, si sarebbe preso l’anima del primo che passava sul ponte. Il diavolo costruì il ponte ma il santo fece il furbo: invece di passare lui, fece passare un cane. La struttura irregolare del ponte sarebbe dovuta alla diversa altezza dei diavoli al lavoro quella notte e dal fatto che il diavolo, arrabbiato per lo scherzetto tiratogli dal santo, avrebbe dato un calcio alle arcate. Si dice che nella cripta della Chiesa di san Colombano ci siano ancora le orme dello sfortunato animale a cui fu rubata l’anima!

Il Ponte Vecchio di Bobbio
Il Ponte Vecchio di Bobbio

La storia ci narra, in realtà, che un ponte esisteva già in epoca romana ma quello attuale fu completato dai monaci dell’Abbazia di San Colombano nel VI secolo. Il ponte è lungo 273 metri, è straordinariamente scenografico, e resiste benissimo alle piene violente e improvvise del Trebbia, anche se alcune arcate sono state ricostruite nel corso dei secoli. Si può ammirare a mezzogiorno o di notte, all’alba o al tramonto, il fascino di questo ponte è innegabile. A quanto pare anche Leonardo da Vinci ne rimase colpito: sempre più studiosi ritengono che il ponte che si vede nella Gioconda, dietro la spalla destra di Monna Lisa, sia proprio il ponte di Bobbio visto dal Castello Malaspina (vedi dopo). Sul ponte, che si attraversa solo a piedi o in bici, ci sono tre coppie di edicole sopra le campate maggiori. Nelle due sopra l’arco maggiore (detto della Spessa) sono presenti due statue che raffigurano san Colombano e la Madonna dell’Aiuto. 

L'Abbazia di San Colombano

L'Abbazia di San Colombano
L'Abbazia di San Colombano

L’importanza dell’Abbazia di San Colombano è sconosciuta a molti, quindi meglio raccontarla. Nel 612 arriva a Pavia, capitale del Regno Longobardo, San Colombano, un monaco irlandese. Dal 591 il re dei Longobardi era Agilulfo, sposata con la cattolica Teodolinda che insieme a San Colombano riuscirono a convertire il re. Da quel momento il re voleva la conversione anche dei suoi sudditi, quindi donò a San Colombano una chiesa in rovina ed una terra devastata nota come Ebovium, l’attuale Bobbio. Nel 614 San Colombano e i suoi monaci iniziarono la costruzione di quella che sarebbe diventato uno dei centri culturali più importanti d’Europa, soprattutto grazie alla ricchissima biblioteca fondata sui manoscritti che Colombano aveva portato dall’Irlanda e sui trattati di cui egli stesso fu autore. Nel 982 lo scriptorium dell’Abbazia custodiva oltre 700 codici ed era il maggior centro di produzione libraria in Italia. Tra le opere c’erano testi di Plauto, Virgilio, Terenzio, Ovidio, Cicerone e Seneca. Bisogna ricordare che la Regola dell’Ordine Colombano prevedeva per i monaci soprattutto lettura e scrittura.

La biblioteca si è dispersa nei secoli e oggi è divisa principalmente tra le raccolte vaticane, la Biblioteca Nazionale di Torino e quella Ambrosiana a Milano. Il Complesso di San Colombano è formato dalla chiesa, il chiostro interno con il Museo della Città ed i giardini interni, il Museo dell’Abbazia nella zona dell’antico Scriptorium, il porticato con il giardino di Piazza Santa Fara. Altri edifici sono diventati privati o uffici pubblici.

La Basilica di San Colombano

La Basilica di San Colombano
La Basilica di San Colombano

La Basilica è il luogo più importante del complesso. L’interno a tre navate ospita cicli di affreschi di Bernardino Lanzani ispirati a episodi della Bibbia e del Vangelo e citazioni delle Sacre Scrittura partendo dal versetto 6,63 del Vangelo secondo Giovanni: “È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho detto sono spirito e vita“. Da non perdere il fonte battesimale del IX sec. nella navata sinistra, il pavimento a mosaico di circa 100 mq della chiesa pre-rinascimentale, uno straordinario esempio di Bibbia illustrata per chi non sapeva leggere (Bibbia pauperum). La cripta è il luogo più mistico del complesso con il sarcofago di S. Colombano al centro, il sepolcro di Sant’Attala (II abate), il sepolcro di San Bertulfo (III abate).

Orari di apertura e costo del biglietto per la Basilica di San Colombano

Orari di apertura: tutti i giorni 8.00 – 19.00.
Costo del biglietto: gratis.

Il Museo dell'Abbazia

Il Museo dell'Abbazia
Il Museo dell'Abbazia

I locali dello scriptorium dell’abbazia oggi ospitano il Museo dell’Abbazia, una raccolta che va dal Medioevo fino al 1700. Nella sezione Archeologica ci sono i pezzi precedenti il VI secolo: l’anfora di alabastro che la tradizione ritiene provenga dalle delle Nozze di Cana; una zanna di elefante (Pisside o Teca Eburnea) decorata con il mito di Orfeo; il sarcofago della famiglia Cocceia.

Le due sale del Lapidario ospitano lastre, capitelli, colonnine di epoca longobarda e carolingia che arredavano la chiesa precedente e furono riutilizzati per la chiesa rinascimentale. Particolarmente importante la lapide di Cumiano una lastra voluta dal Re Liutprando per l’illustre Abate Cumiano in marmo greco. La parte interna è di età longobarda mentre in epoca carolingia (IX secolo), fu scolpita sul retro e utilizzata come recinzione dell’altare. Nella sezione delle Ampolle è possibile vedere ciotola, coltello e cucchiaio di San Colombano.

Nella sezione Reliquari c’è il Busto Reliquiario di S. Colombano in argento e rame dorato con la mitra in lamina d’argento con le reliquie del capo di S. Colombano. Chiude il percorso la Pinacoteca con il Polittico dell’Assunta, una tempera su tavola di legno datata 1522, opera di Bernardino Luini, eseguita per la Cattedrale di Bobbio.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Museo dell’Abbazia

Orari di apertura: sabato alle 11.  Domenica e festivi alle 11 e alle 15.
Costo del biglietto: 6 €.

Il Museo della Città di Bobbio

La visita a Bobbio dovrebbe partire da questo museo, allestito nella parte più antica dell’Abbazia. Nell’allestimento, infatti, si racconta in modo multimediale la storia dell’Abbazia e di Bobbio, strettamente legata. Nei locali dell’ex refettorio e lavamani si affrontano le tematiche legate alla vita e opere di San Colombano, dal preludio irlandese al suo arrivo a Bobbio, la situazione geo-politica dell’Italia longobarda e l’attività dello Scriptorium. Sono anche visibili le pagine riprodotte di alcuni codici oggi conservati alla Biblioteca Ambrosiana di Milano, databili tra il IX e XII secolo. Sulla parete di fondo della prima sala è affrescata la Crocifissione di Lanzani con San Colombano  e San Benedetto con il libro della Regola.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Museo della Città

Orari di apertura: Sabato, Domenica e festivi: 10.30- 12.30 e 15.30-18.30
Costo del biglietto: 3 €

Il Museo Mazzolini

Piazza d'Italia di De Chirico
Piazza d'Italia di De Chirico

La raccolta di questo museo ha una storia un po’ particolare. Rosa Mazzolini è nata a Brugnello, un piccolissimo e panoramico borgo a pochi chilometri da Bobbio. Dopo la morte del fratello decide di diventare infermiera e inizia a lavorare presso i medici fratelli Giovanni Battista Ettore e Fede Simonetti di Milano, con i quali condivide la passione per l’arte e il collezionismo.

Lo studio dei medici era frequentato dagli artisti del dopoguerra italiano, che spesso donavano opere. Tra questi Ottone Rosai, Mario Sironi, Fiorenzo Tomea, i fratelli Arnaldo Pomodoro e Giò Pomodoro, Antonio Recalcati, Massimo Campigli. A questi artisti si aggiungono quelli che già facevano parte della collezione Simonetti, per esempio De Pisis e De Chirico e le opere di altri artisti acquistati nel tempo, come Lucio Fontana, Enrico Baj, Piero Manzoni, Carlo Carrà e altri. Anche Rosa, pienamente inserita nel circuito culturale milanese, intanto accumulava opere. Riunite nel 1994, la collezione di circa 900 opere è stata donata dalla Mazzoleni alla diocesi di Piacenza-Bobbio. Il risultato è un percorso nell’arte del 1900 davvero imperdibile!

Orari di apertura e costo del biglietto per il Museo Mazzolini

Orari di apertura: sabato alle 11.  Domenica e festivi alle 11 e alle 15.
Costo del biglietto: 6 €.

Il Duomo e la Piazza

Il Duomo e la Piazza
Il Duomo e la Piazza

Il borgo di Bobbio è piccolo, quindi inevitabilmente si finisce nella piazza con il Duomo del 1095. Dedicato a Santa Maria Assunta, della struttura originaria non resta molto, solo la parte bassa delle due torri. Nella Cappella di San Giovanni è dipinta una splendida Annunciazione del 1400 che da sola merita una visita alla chiesa. Da non perdere anche la Cripta con il “sepolcro dei vescovi” dove riposano tutti i vescovi di Bobbio dal 1600. Dal transetto si accede anche alla cappella di Sant’Antonio Maria Gianelli, vescovo poi diventato santo, sepolto in un’urna trasparente collocata sotto l’altare. La piazza all’esterno del Duomo è il cuore della vita del borgo con i bei palazzi colorati affacciati sullo slargo dove si passeggia, si parla e si prende un caffè sotto i portici.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Duomo di Bobbio

Orari di apertura: 9-19.
Costo del biglietto: gratis.

Il Castello Malaspina – Dal Verme

Il Castello Malaspina – Dal Verme
Il Castello Malaspina – Dal Verme

Una piacevole passeggiata per il centro storico di Bobbio porta verso il Castello Malaspina – Dal Verme attraversando la caratteristico contrada del Castellaro. Qui gli antichi portici sono uno degli angoli più fotografati del borgo. I portici sono stati per secoli l’uscio dei bottegai che avevano casa al primo piano mentre in quelli che ora sono i sottotetti si teneva la dispensa, affumicando i prodotti con il fumo proveniente da stufe e camini in basso. Il Castello Malaspina – Dal Verme fu costruito nel 1304 da Corradino Malaspina e poi passato alla famiglia dei Dal Verme. Nel 1545 il castello viene trasformato in una lussuosa abitazione, acquistato poi da altre famiglie nobili, passerà allo stato solo nel 1956. Nonostante i pesanti rifacimenti, l’interno non ha perso il suo fascino e sono visibili, qua e là, i segni dell’antica grandezza. Come ogni castello che si rispetti, anche questo ha le sue storie di fantasmi che ogni tanto appaiono sulle mura. Sono i poveri reclusi del “pozzo dei coltelli“, un condotto rivestito da lame affilate sporgenti collegate con una segreta senza via di uscita. Qui finivano i nemici del signore del castello ma anche giovani donne rapite dai vari castellani.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Castello Malaspina – Dal Verme

Orari di apertura: tutti i giorni- eccetto il martedì- dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00
Costo del biglietto: 2,5 €.

I Meandri di San Salvatore e Brugnello

Il fiume Trebbia è abbastanza capriccioso. Chi visita Bobbio in estate quando è ridotto lo vede come un timido ruscello dove è anche bello fare un bagno, magari all’ombra delle arcate di Ponte Vecchio. Ma il Trebbia diventa spesso una furia, tanto da aver abbattuto più volte le arcate. Grazie alla sua forza, però, lungo il percorso ha modellato un paesaggio spettacolare, soprattutto in quelle che si chiamano i “Meandri di San Salvatore“. Qui il fiume fa una curva, disegnando delle isole di ghiaia e spiagge. Le acque limpide dei “meandri” sono una vera attrazione, ma solo se si è disposti a fare 25 minuti di cammino. Ovviamente non ci sono né bar né ristoranti. I più pigri possono scegliere di fare il bagno a Berlina Beach, una spiaggia molto più accessibile appena fuori il borgo di Bobbio. Oppure limitarsi a guardare i “meandri” dal borgo di Brugnello che si trova in alto, proprio a picco. Poche case, 50 abitanti e un’atmosfera incredibile.

Orari di apertura e costo del biglietto per i Meandri di San Salvatore

Orari di apertura: sempre aperto.
Costo del biglietto: gratis.
Come arrivare: in località San Salvatore.

I Meandri di San Salvatore e Brugnello
I Meandri di San Salvatore e Brugnello

L'elefante del Trebbia

C’è un elefante che riposa nella Val Trebbia ma nessuno lo sa. Secondo la leggenda, infatti, quando Annibale calò nell’Appennino sconfiggendo i romani nella Valle del Trebbia, lasciò qui un elefante ferito di nome Surus. L’animale trasportò il comandante cartaginese fino al Trasimeno, tornando poi nella bella Val Trebbia per addormentarsi per sempre tra le colline. Da allora Surus dorme nella frazione di Cerignale, a guardia del fiume e degli abitanti. Le sue zampe e la sua proboscide formano le anse del fiume mentre la sua schiena è la vetta della collina. Si può vedere il profilo di Surus dalla Statale 45 all’altezza di Confiente. Attenzione perché non c’è parcheggio né zone di sosta.

La sagome dell'Elefante del Trebbia
La sagome dell'Elefante del Trebbia

Cosa mangiare a Bobbio

La cucina di Bobbio è tipicamente piacentina, una terra di confine: verso la fine dell’Emilia-Romagna, già quasi Lombardia, ma che si incunea verso il Piemonte e la Liguria. E anche se i piatti principali sono tipicamente emiliani, questa vicinanza ad altre culture gastronomiche è evidente. Partiamo dagli antipasti: Piacenza è l’unica provincia in Europa ad avere 3 salumi DOP: salame, coppa e pancetta che trovate in ogni tagliere insieme ai 2 formaggi DOP Provolone Valpadana e Grana Padano.

Cosa mangiare a Piacenza
Cosa mangiare a Piacenza

Di solito si accompagnano con la burtleina o con i chissulein, eccellenti sostituti del pane. Tra i primi piatti sono imperdibili Pisaréi e Fasö, gnocchetti e fagioli borlotti conditi con passata di pomodoro, lardo o pancetta. Immancabili nei menù i tortelli con la coda, creati in onore di Francesco Petrarca, una pasta ripiena simile ai tortelli ma con la coda! Non confondete gli anolini di Piacenza con i tortellini che i locali si offendono! Sono il vero piatto della tradizione con il ripieno di stracotto o senza. Bobbio ha un suo primo piatto locale che sono i Maccheroni alla Bobbiese, striscioline di pasta arrotolate attorno ad un
ferro da maglia oppure ad un grosso ago. Nella cucina piacentina si fa largo uso di carne equina, da qui viene la pìcula ‘d caval un ragù di carne trita di cavallo accompagnato con la polenta. Il cavallo è protagonista anche dei secondi piatti con lo stracotto alla piacentina, anche se spesso si usa anche il manzo. Se amate le lumache, questo secondo è per voi: vengono lessate e quindi insaporite con vino bianco, chiodi di garofano, salsa di pomodoro e brodo. Anche le lumache sono uno dei tipici piatti di Bobbio. Per i vini abbiamo una scelta ampissima: 18 DOC ma non ci si può alzare da tavola senza una bottiglia di Gutturnio, un misto di Barbera e Bonarda, classico o frizzante. Tra i dolci ricordiamo il latte in piedi, una versione locale del crème caramel. Tipicamente piacentino sono anche i Busslanein e i Turtlitt, biscotti locali allo zucchero e ripieni di mostarda. I dolci locali di solito si accompagnano con il Bargnolino, digestivo a base di bacche di prugnolo.

Dintorni di Bobbio: Piacenza

Piacenza è terra di passo, scriveva Leonardo da Vinci nel suo Codice Atlantico. In effetti da qui ne sono passati di pellegrini, Papi, principi, avventurieri e poeti, santi e templari. Ma fu solo con i Farnese, nel 1500, che questa antica colonia romana vicina al Po divenne la città ricca, potente e bella che ancora oggi possiamo ammirare. Bastano poche ore per innamorarsi di Piacenza e anche al viaggiatore più distratto salteranno agli occhi gli affreschi del Guercino nella cupola della Cattedrale e quelli del Pordenone in Santa Maria di Campagna.
Il Tondo del Botticelli e il fegato etrusco da soli giustificano la visita al Palazzo Farnese e ai suoi Musei Civici, così come l’Ecce Homo di Antonello da Messina è un ottimo motivo per visitare la Galleria Alberoni. Le opere della Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi dimostrano quanto può fare l’amore di un unico uomo per l’arte: Boccioni, Mancini, Fattori sono solo alcuni degli artisti esposti. Piacenza si raggiunge facilmente e si visita in un week end: in bassa stagione si trova alloggio a prezzi accettabili e si mangia divinamente. Del resto, siamo in Emilia ma già un po’ in Lombardia e Piemonte, e questo si sente a tavola, nel clima e anche nei colori. Insomma, Piacenza è una bella meta italiana di cui vi invitiamo a scoprire le 10 cose da fare e vedere assolutamente durante un week end o una vacanza.