10 cose da fare e vedere nel Cilento

Una guida completa e dettagliata alle 10 cose da fare e vedere nel Cilento

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Terra ospitale di innegabile bellezza, ricca di eccezionali testimonianze storiche ed archeologiche, aree verdi e coste affacciate su un mare tra i più puliti d’Italia. Questo è il Cilento, l’area più bella della regione campana che copre quasi tutta la provincia di Salerno: inizia ad Agropoli e finisce a Sapri, al confine con la Basilicata. Un litorale in parte ancora selvaggio segnato da spiagge dorate, calette e scogliere; paesi caratteristici annidati tra colline e montagne; affascinanti borghi che profumano di mare e un rigoglioso Parco Nazionale, vero e proprio “santuario della natura” e “paesaggio vivente” protetto dall’Unesco.

In questi luoghi la Magna Grecia incontra la dieta mediterranea, i miti antichi si intrecciano a quelli moderni, l’azzurro del cielo si confonde con quello del mare in un susseguirsi di splendide vedute scenografiche. Dai templi di Paestum alle fortezze costiere, dalle rovine di Velia al monastero di San Lorenzo, dal mito di Palinuro ad Hemingway, da Punta Licosa alle Dolomiti del Sud, il Cilento riserva sorprese stupefacenti. Si fa presto a restare affascinati da questo territorio magico, così variegato e allo stesso modo autentico, straordinario luogo di vacanza e relax che ammalia il visitatore come la sirena Leucosia ammaliò Ulisse. Ecco quindi le cose da vedere assolutamente durante una vacanza o un week end nel Cilento!

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Paestum nel Cilento

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L’area archeologica di Paestum è una dei principali siti archeologici del mondo ed è riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio dell’Umanità. La città fu fondata nella Piana del Sele (soprannominata la Piana degli Dei) dai coloni greci agli inizi del VI sec. a.C con il nome di Poseidonia, la città di Nettuno.

Paestum nel Cilento
Paestum nel Cilento

In seguito fu occupata dai lucani che la ribattezzarono Paistom, nel 273 a.C. Roma vi fondò la colonia latina di Paestum dotandola di terme, foro e anfiteatro. Nel V sec. d.C Paestum assunse a rango di diocesi per essere successivamente abbandonata a cause delle incursioni saracene e dell’estendersi delle paludi. Completamente caduta nell’oblio bisognerà aspettare fino alla metà del ‘700 per scoprire i suoi resti. La città antica è circondata da circa 5 km di mura, considerate uno dei sistemi di fortificazione meglio conservati della Magna Grecia, su cui si aprono le 4 porte principali di accesso (Porta Aurea, Porta Giustizia, Porta Sirena e Porta Marina).

Al suo interno si distinguono tre aree: due sacre (il santuario settentrionale e quello meridionale) ed una pubblica al centro (prima Agora greca e poi Foro Romano). Nei due santuari si possono ammirare tre splendidi esempi di architettura templare di ordine dorico perfettamente conservati, vale a dire: il tempio di Cerere, dedicato ad Athena, il grandioso tempio di Hera (impropriamente detta basilica), consacrato alla dea della fertilità e, il tempio di Nettuno sacro forse ad Apollo. Nell’area pubblica trovano posto edifici di età greca, come l’ekklesiasterion (edifico assembleare) e l’heroon (edificio consacrato al fondatore della città) e costruzioni romane come, il foro circondato da un  portico di ordine dorico, il tempio della pace, l’anfiteatro in cui avevano luogo i combattimenti tra gladiatori e, i quartieri abitativi. Merita una visita anche il Museo Archeologico in cui sono esposti i numerosi reperti rinvenuti all’interno dell’area, tra cui i famosi dipinti della tomba del Tuffatore, uno dei pochi esemplari superstiti di pittura classica.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Parco Archeologico di Paestum

Orari di apertura: lunedì -domenica dalle ore 9:00 alle 19:30 (ultimo ingresso 18:45): prenotazione consigliata, ma non obbligatoria.
Costo del biglietto: il biglietto è valido 3 giorni e include il Museo e la visita al Parco Archeologico di Velia.

Da dicembre a febbraio
Intero: € 6.
Ridotto ragazzi fino a 25 anni: € 2.
Famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 10.

Da marzo a novembre
Intero: € 12.
Ridotto ragazzi fino a 25 anni: € 2.
Famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 20.

Come arrivare

In auto: A3 Salerno – Reggio Calabria uscite Battipaglia o Eboli
In treno: da Napoli fermata Paestum e poi 15 minuti a piedi.

Area Archeologia di Velia

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Velia, l’antica Elia (dal nome della sorgente locale Hyele), fu un’importante città della Magna Grecia fondata intorno al 540 a.C. da esuli di Focea sulla sommità di un promontorio.

Area Archeologia di Velia
Area Archeologia di Velia

Nel V sec. a. C. la città era nota per i floridi commerci e soprattutto, per la scuola filosofica eleatica fondata da Parmenide e Zenone. In Età Romana, divenuta municipio con il nome di Velia conobbe un periodo di grande sviluppo fino a quando il progressivo insabbiamento dei due porti costruiti dai focei e le catastrofiche alluvioni decretarono la fine della sua potenza economica (IV sec. d. C.). Nel Medioevo l’abitato si ritirò sull’acropoli dove venne costruito un castello con torre di avvistamento (ancora visibile). Nel corso del Seicento, la città fu progressivamente abbandonata. L’area archeologica di Velia, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, comprende i tre nuclei in cui si articolava l’antica città, ovvero il quartiere meridionale, il quartiere settentrionale (collegati da una strada terminante con due porte, Porta Marina Sud e Porta Marina Nord) e l’acropoli. All’interno delle mura sono presentialcuni edifici di età ellenistica ed imperiale. Risalgono all’età romana le Terme Adrianee, un edificio pubblico formato da un criptoportico a tre bracci, sede forse della scuola medica, palestra o sacello del culto imperiale, la Masseria Cobellis, altro edificio pubblico su due livelli con ninfeo e vasca. All’età ellenistica appartengono invece, un impianto termale risalente al III sec. a. C., l’Agorà costituita da una piazza rettangolare delimitata per tre lati da muri porticati e con il fronte colonnato, il Pozzo Sacro dedicato forse al dio dell’amore, e la famosa Porta Rosa, unico esempio di arco a tutto sesto della Magna Grecia pervenuto in perfetto stato di conservazione che metteva in comunicazione i quartieri settentrionale e meridionale della città. Sull’acropoli, l’area in cui si svolgeva la vita pubblica e religiosa della città, sono conservati i resti di un teatro costruito in età romana sui resti di un altro più antico, un tempio, forse dedicato ad Atena, in parte distrutto dalla grande torre del castello normanno.

Orari di apertura e costo del biglietto per il Parco Archeologico di Velia

Orari di apertura: lunedì -domenica dalle ore 9:00 alle 19:30 (ultimo ingresso 18:45): prenotazione consigliata, ma non obbligatoria.
Costo del biglietto: il biglietto è valido 3 giorni e include il Museo e la visita al Parco Archeologico di Paestum.

Da dicembre a febbraio
Intero: € 6.
Ridotto ragazzi fino a 25 anni: € 2.
Famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 10.

Da marzo a novembre
Intero: € 12.
Ridotto ragazzi fino a 25 anni: € 2.
Famiglia (2 adulti + uno o più bambini e ragazzi fino a 25 anni): € 20.

Come arrivare

In auto: A3 Salerno – Reggio Calabria uscite Battipaglia e poi direzione Ascea.
In treno: da Napoli fermata Ascea e poi 30 minuti a piedi, bus o taxi.

Punta Licosa nel Cilento

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Punta Licosa è uno dei luoghi più incantevoli del Cilento il cui nome è legato alla leggenda della sirena Leucosia (in greco significa “bianca”), la quale si diede la morte da una rupe della costa per un amore non corrisposto, e il suo corpo prese le forme di uno scoglio, l’isola di Licosa per l’appunto.

Punta Licosa nel Cilento
Punta Licosa nel Cilento

Una pineta incontaminata e un mare limpidissimo incorniciato da calette di selvaggia bellezza fanno di questo sito un piccolo paradiso per naturalisti e subacquei. Il piccolissimo molo ed il Palazzo Granito, un casino di caccia con annessa cappella settecentesca ne suggellano il fascino regalando meravigliosi scorci da cartolina. Recentemente dichiarata Area Marina Protetta, Punta Licosa vanta anche una delle spiagge più belle d’Italia. L’area forestale, costituita da macchia mediterranea, conta al suo interno il minuscolo abitato posto alle pendici del Monte Licosa, e un’antica rocca. Dinanzi al promontorio di Punta Licosa emerge l’omonimo isolotto semisprofondato nel V sec. a. C. dove si trovano ruderi di mura ed un faro. Nelle sue acque invece, sono visibili i resti sommersi di una villa romana e di una vasca per l’allevamento delle murene. Gran parte del territorio di Punta Licosa è di proprietà privata, dunque non completamente accessibile al pubblico.

Orari di apertura e costo del biglietto per Punta Licosa

Orari di apertura: purtroppo l’accesso è sottoposto all’autorizzazione dei proprietari e potreste trovare il cancello sbarrato. Per goderla è consigliata un’escursione tra quelle in partenza da San Marco di Castellabate.
Costo del biglietto: gratis (se si riesce ad entrare).

Come arrivare
A circa un’ora di cammino dal centro di S. Marco, la si può raggiungere a piedi, percorrendo una stradina sterrata aperta fra gli alberi, a ridosso della costa, oppure in auto, dal versante opposto, dal piccolo borgo marinaro di Ogliastro Marino, fino al cancello che ne impedisce l’ingresso motorizzato per salvaguardarne la tranquillità. Purtroppo, spesso viene impedito l’accesso anche alle persone.

Castellabate e Santa Maria

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Arroccato sulla cima di una collina, il paese – roccaforte di Castellabate domina le sue 5 frazioni marine (Santa Maria, San Marco, Lago, Ogliastro Marina, Licosa).

Castellabate nel Cilento
Castellabate nel Cilento

Nato intorno al Castello eretto nel 1123 ad opera di Costabile Gentilcore, abate di Cava dei Tirreni, per la difesa contro i pirati, Castellabate, uno dei borghi più belli d’Italia, conserva intatto il fascino del borgo medioevale. Il suo centro storico, riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità è un intreccio di stradine, brevi scalinate, slarghi e affacci straordinari, primo tra tutti quello del Belvedere di San Costabile che costeggia le mura della fortezza con vista sul Golfo di Salerno, Ischia e Capri. Tracce del Medioevo si trovano anche nella Basilica di Santa Maria de Gulia, oggi Assunta, (XII secolo) con la torre campanaria tardo romanica. Perfettamente inserite nella struttura urbana, le dimore e le cappelle gentilizie settecentesche testimoniano l’illustre passato del borgo collinare, feudo dei Sanseverino, dei Caracciolo e di altre nobili famiglie.

Anche nelle frazioni costiere sono presenti antichi edifici nobiliari. Palazzo Belmonte (un antico casino di caccia in parte adibito ad hotel) e Villa Matarazzo segnano il paesaggio di Santa Maria di Castellabate, antico borgo marinaro e vivacissimo centro balneare che il clamore cinematografico di Benvenuti al Sud ha portato alla ribalta (insieme a Castellabate). Palazzo de Angelis e Torretta, la masseria fortificata di proprietà della famiglia Granito, sono nel territorio di San Marco di Castellabate, antico insediamento romano, oggi piccolo borgo peschereccio molto frequentato d’estate.

Scopri di più su Castellabate

Acciaroli, Pioppi e Pollica

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Acciaroli è un caratteristico borgo di pescatori diventato in pochi anni una rinomata località balneare potendo vantare un mare tra i più puliti d’Italia. La chiesa dell’Annunziata (1187) e i resti della torre angioina dominano il porticciolo alle cui spalle si estende il centro storico, piccolo e accogliente, con i suoi vicoli, le piazzette, i negozietti, dove ancora si respira l’atmosfera dell’antico villaggio marinaro.

Acciaroli, Pioppi e Pollica nel Cilento
Acciaroli, Pioppi e Pollica nel Cilento

Si dice che Ernest Hemingway affascinato dal posto e soprattutto dalla gente, soggiornò più volte ad Acciaroli intorno agli anni ’50, e che da questi luoghi trasse ispirazione per “Il vecchio e il mare”. In verità, prove certe del passaggio dello scrittore non esistono ma Hemingway a parte, Acciaroli è sicuramente una delle località più belle del Cilento. A poca distanza da Acciaroli si trova Pioppi, altra piccola perla della costa cilentana. Il delizioso borgo che sorge lungo la spiaggia in una piccola insenatura riparata dalle colline, è anche noto per essere la culla della famosa dieta mediterranea. Ad essa e al suo teorizzatore, Ancel Keys, è dedicato un museo istituito presso il seicentesco Palazzo Vinciprova che ospita tra l’altro, anche il Museo Vivo del Mare.  Acciaroli e Pioppi sono le due frazioni marine del bellissimo comune di Pollica che ingloba anche i suggestivi borghi collinari di Celso, Galdo e Cannicchio. Pollica è un paese di grande interesse storico e culturale che accoglie chiunque voglia godere della sua tranquillità e dei suoi straordinari paesaggi. Di notevole interesse sono il Castello dei Principi Capano (1290) con la possente torre che domina il centro storico,  la chiesa di San Nicola del XVII secolo, e il seicentesco Convento francescano di Santa  Maria delle Grazie fuori dal centro abitato.

Palinuro

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Terra di antichi miti e grande bellezza,Palinuro è un importante centro turistico della costa cilentana. Panorami straordinari, acque incontaminate, distese di spiagge, insenature e grotte marine attraggono estimatori e amanti della natura e del mare.

Palinuro nel Cilento
Palinuro nel Cilento

Ad accrescere il fascino di questi luoghi contribuisce la leggenda secondo la quale Palinuro deve il suo nome al nocchiero di Enea caduto in questo mare e ucciso dagli abitanti del luogo quando raggiunse la terraferma. La caratteristica principale di questa località balneare è il promontorio di capo Palinuro con la sua forma a 5 punte sovrastato dal faro e con le pareti rocciose che cadono a picco nel mare. Numerose sono le grotte che si aprono lungo la costa rocciosa e frastagliata, delle quali la più nota e visitata è la Grotta Azzurra così chiamata in quanto i raggi di sole che filtrano al suo interno creano particolari giochi di luce in virtù dei quali l’acqua diventa di un blu intenso. Altrettanto suggestive sono: la Grotta d’Argento ravvivata dai riflessi argentei che assumono le pareti, la Grotta dei Monaci in cui le stalattiti sembrano monaci in preghiera, la Grotta delle Ossa con le pareti incrostate di ossa umane ed animali del Quaternario. A differenza delle grotte raggiungibili solo in barca, alle spiagge si giunge anche a piedi. Da non perdere, la spiaggia delle dune fossili in località Saline, la spiaggia dell’Arco Naturale e la spiaggia della Marinella.

Parco Nazionale del Cilento

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Il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano comprende un territorio di circa 180.000 ettari (è il secondo parco Nazionale più esteso d’Italia) delimitato a nord dalla piana di Paestum, a est dal Vallo di Diano, a ovest e a sud dal mar Tirreno.

Parco Nazionale del Cilento
Parco Nazionale del Cilento

Il Parco iscritto nella lista Unesco del Patrimonio Mondiale dell’Umanità ed elevato a riserva di Biosfera MaB (Man and Biosphere), è considerato “santuario della natura” e “paesaggio vivente” in quanto raro incrocio di civiltà, specie naturali e popoli.  Da non perdere una visita all’Oasi di Morigerati, con il sentiero che parte dal centro storico del borgo incontrando sorgenti, cascate, un antico mulino fino alla grotta dove si assiste al riemerge del fiume carsico Bussento. Nel comune di Casaletto – Spartano si trova invece la Cascata dei Capelli di Venere, un’oasi che richiede un’ora di cammino dal borgo ma che poi permette un bagno rinfrescante in uno scenario incantevole. Scenario simile ma più facilmente accessibile sono le Gole del Calore a Felitto, dove si trova la chiusa sul fiume. Un’area picnic e l’acqua che scorre continuamente assicurano una giornata al fresco anche in piena estate. Tra i borghi meno conosciuti merita una visita Teggiano, con il castello medievale e il centro storico praticamente intatti. Decadente, ma per questo straordinariamente affascinante, è il borgo di Roscigno Vecchia con un unico abitante.

La Certosa di Padula

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La Certosa di San Lorenzo a Padula è il maggior monumento monastico dell’Italia meridionale, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità. I lavori per la sua costruzione ebbero inizio nel 1306 per volere di Tommaso Sanseverino e si protrassero fino alla fine del XVIII sec.

La Certosa di Padula nel Cilento
La Certosa di Padula nel Cilento

L’epoca felice della cittadella conventuale si concluse con l’arrivo di Napoleone che ordinò la soppressione dell’Ordine Certosino. Abbandonata dai monaci, la Certosa fu depredata di tutti i suoi tesori (1810-13). Dopo esser tornati per un breve periodo, i religiosi lasciarono definitivamente il complesso nel 1866. Dimenticata per anni ed anni, nel 1960 cominciarono le opere di restauro e recupero che hanno riportato questa splendida struttura agli splendori che meritava. Il complesso occupa una superficie di oltre 50 mila metri quadrati. La pianta, che è a forma di graticola per ricordare il martirio di San Lorenzo, segue lo schema di ogni altro monastero certosino, distinto in due grandi aree: la “casa bassa”, ovvero i luoghi di lavoro dove conversi e laici svolgevano le attività utili alla comunità (granai, stalle, depositi), e la “casa alta”, comprendente gli spazi comuni, vicini alla chiesa, (cucina, refettorio, sala del capitolo e del tesoro) e la zona di stretta clausura organizzata intorno al chiostro (celle dei monaci, appartamento del priore, biblioteca, giardini). Di grande bellezza la chiesa con i due cori (uno per i conversi, l’altro per i padri) e l’altare maggiore con intarsi in madreperla, singolare la cucina con la grande cappa della fornace centrale, meraviglioso il chiostro grande che con i suoi quasi 15 mila metri quadrati di superficie risulta essere tra i maggiori d’Europa. Una scenografica scala ellittica a doppia rampa collega i due livelli su cui si sviluppa il chiostro, ovvero il portico (in basso) con le celle dei padri, e la galleria finestrata utilizzata dai monaci per la passeggiata settimanale (in alto).

Orari di apertura e costo del biglietto per la Certosa di Padula

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:30
Chiuso:  Martedì
Costo del biglietto: 6 €

Come arrivare
Padula si trova a circa 100 km da Salerno e 50 km da Sapri. 

Auto: Autostrada SA/RC, con uscita al casello di Padula-Buonabitacolo
Treno: Le stazioni ferroviarie più vicine sono quelle di Sapri e Battipaglia

Le Grotte di Pertosa e Castelcivita

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Nel Cilento ci sono le uniche grotte navigabili d’Europa. Sono quelle di Pertosa – Auletta, uniche anche perché che conservano i resti di un villaggio a palafitte del 2000 a.C. La visita è affascinante perché superato l’ingresso nella Sala delle Meraviglie la visita prosegue in barca per arrivare poi a piedi verso la Sala del Trono e la maestosa Grande Sala (alta ben 24 metri).

Grotte di Pertosa e Castelcivita
Grotte di Pertosa e Castelcivita

Scenario simile alle Grotte di Castelcivita, in cui le formazioni si stalattiti e stalagmiti hanno dato vita a uno scenario fantastico, che i nomi delle sale rappresentano in pieno: la Sala del Castello che ricorda un antico castello medioevale posto in cima ad una collina; la Sala del coccodrillo, con le figure della tartaruga, i candelabri, i drappeggi e poi quella del Trono e così via. I percorsi delle grotte sono molto semplici con personale speleologico preparato. La temperatura è sempre intorno ai 16 gradi, quindi conviene portarsi scarpe chiuse e maglioncino anche in estate.

Orari di apertura e costo del biglietto per le Grotte di Pertosa

Orari di apertura: dal martedì al venerdì visite ogni 2 ore circa con prima partenza dalle 10.30, 12.30, 14.30- Ultima 16.30. Sabato e domenica fino alle 17:15.

Costo del biglietto: 13 €.

Come arrivare: dall’Autostrada Salerno – Reggio Calabria uscita Petina (in direzione Nord) o uscita Polla (in direzione SUD) seguendo le indicazioni per le Grotte.

Orari di apertura e costo del biglietto per le Grotte di Castelcivita

Orari di apertura: da Novembre a Febbraio aperti solo su prenotazione
Marzo 10:30 12:00 13:30 15:00
Da Aprile a Settembre: 10:30 12:00 13:30 15:00 16:30 18:00
Ottobre: 10:30 12:00 13:30 15:00

Costo del biglietto: 12 €.

Come arrivare: dall’autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria uscita Serre. Per chi arriva da sud uscita Petina.

Il borgo abbandonato di Roscigno Vecchia

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Roscigno Vecchia è stata definita la “Pompei del ‘900”. In realtà è uno dei tanti borghi italiani vittima della forza della natura, che, durante i secoli, ha deciso di tormentarlo. Ricostruito più volte, perché più volte colpito da frane, è stato abbandonato su ordinanza, a partire dal 1902. Poco per volta Roscigno ha cominciato a svuotarsi dei suoi abitanti.

Roscigno Vecchia
Roscigno Vecchia

Non tutti, però, hanno accettato di lasciare immediatamente le loro case, i loro ricordi. Pertanto è iniziata una migrazione lenta, che ha portato all’abbandono quasi totale del paese sul finire degli anni ‘50 e ‘60 del ‘900, tra Roscigno Nuova, e i paesi confinanti. Dei suoi abitanti, un solo uomo ha deciso di ribellarsi alla forza della natura e di sfidare l’instabilità del terreno. Si chiama Giuseppe Spagnuolo, ed è attualmente l’unico abitante tenace che continua a vivere a Roscigno Vecchia, perché gli è stretto il ricordo delle sue origini.

Tutto il centro storico di Roscigno Vecchia ha mantenuto inalterato l’intero arredo urbano. Per questo motivo, è entrato nella lista dei siti Patrimonio Unesco. Nella piazza del borgo, dedicata a Giovanni Nicotera si respira calma e un silenzio che non assomiglia a nessun’altra piazza. Qui si coglie tutta l’essenza di Roscigno.

Leggi la guida completa di Roscigno Vecchia

L'Oasi sul fiume Alento

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Se avete tempo e vi va di passare una giornata nella natura ma senza stressarvi tanto, l’Oasi sul fiume Alento è il posto giusto.

L'oasi sul fiume Alento nel Cilento
L’oasi sul fiume Alento nel Cilento

Nata negli anni 90 sbarrando il corso dell’incontaminato fiume Alento, l’oasi ha creato un ambiente ricco di vegetazione, laghetti, alberi in cui è possibile vedere la rarissima lontra europea e un’innumerevole serie di uccelli che hanno scelto questo luogo per nidificare. Nell’oasi è possibile fare dei semplici pic-nic oppure attività più impegnative: escursioni in bici o in auto elettrica, canoa, trekking ed escursioni a cavallo o tiro con l’arco. Si possono passare notti in tenda per ammirare le stelle immersi nel silenzio di questo luogo magnifico. Se si vuole dormire con più comodità, nell’oasi ci sono alcune green house con camera doppia e tripla.

Orari di apertura e costo del biglietto per l’Oasi sul Fiume Alento

Orari di apertura: tutti i giorni dalle 10 alle 19.
Costo del biglietto: gratis fino a 12 anni. Adulti 6 €
Come arrivare: l’ingresso all’oasi si trova sulla statale 18 che da Agropoli porta nel Cilento.

Il Cilento in volo

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Se volete ammirare il panorama del Cilento da un punto di vista spettacolare, la direzione giusta è verso il borgo di Trentinara, conosciuto anche come la “terrazza del Cilento”. A Trentinara morì Spartaco, il famoso gladiatore romano.

Cilento in volo
Cilento in volo

Qui è possibile fare il “volo dell’angelo” più panoramico del mondo: volare sospesi a un cavo di acciaio per 1,5 km e per circa 90 secondi con davanti il Golfo di Salerno, la Costiera Amalfitana, Capri, la zona archeologica di Paestum e il mare del Cilento. Un’esperienza per cuori coraggiosi perché si sfreccia a 400 metri d’altezza con picchi di velocità anche di 120 km/h. Il ritorno al borgo, dopo il volo, si può fare con la navetta o con un impegnativo sentiero di trekking di 7 km.

Orari di apertura e costo del biglietto per Cilento in volo

Orari di apertura:

dall’8 Maggio al 4 Luglio, dalle 10:00 alle 14:00, pausa pranzo dalle 14:00 alle 16:00, riapertura dalle 16:00 fino alle 19:00, aperti sabato, domenica e festivi;

dal 10 Luglio al 12 Settembre, dalle 10:00 alle 14:00, pausa pranzo dalle 14:00 alle 16:00, riapertura dalle 16:00 fino alle 20:00, aperti tutti i giorni;

dal 18 Settembre al 2 Novembre, dalle ore 10:00 alle ore 14:00, pausa pranzo dalle 14:00 alle 16:00, riapertura dalle 16:00 fino alle 19:00, aperti sabato, domenica e festivi.

Costo del biglietto: volo singolo 35 €. Volo in coppia 60 €
Come arrivare: Strada Statale n.18 in direzione uscita Capaccio Scalo seguendo le indicazioni per Trentinara.

Cosa mangiare nel Cilento

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Se vi siete mai chiesti dove è nata la tanto decantata “Dieta mediterranea” ora avete la risposta: a Pioppi, nel Cilento. Fui qui che il medico americano Ancel Keys studiò gli effetti dell’alimentazione tipica del Sud d’Italia scoprendone i benefici, soprattutto per la riduzione delle malattie cardiovascolari.

Cosa mangiare nel Cilento
Cosa mangiare nel Cilento

Pane, pasta, riso, molto pesce, frutta e verdura, legumi e tanto buon olio di oliva, insomma un’alimentazione ricca e varia con pochi grassi animali, aiuta a vivere meglio e di più. Ancora oggi questi sono gli ingredienti tipici della cucina locale: protagonisti dei piatti sono il pesce azzurro, soprattutto le alici cucinate in molti modi (arrecanate, in tortiera, speciali quelle imbottite con il caprino), il tonno, il pesce spada, spigole e orate, cernie, i prodotti del Parco regionale e degli orti locali, melenzane, carciofi, asparagi, pomodorini, molti legumi (fagioli, lenticchie, cicerchie, fave, ceci). Gli ingredienti si sposano spesso con la pasta fusilli alla cilentana (ragù con diversi tipi di carne), lagane e ceci, fusilli con melenzane, i classici spaghetti con i frutti di mare sostituita, d’inverno, dalle zuppe con legumi. Tra i dolci, tipici del Natale sono le pasticelle e gli scauratielli mentre nel resto dell’anno trionfa il sapore e l’odore del limone (delizie, babà).

Dove dormire nel Cilento

HIl Cilento copre un’area vastissima, che va dai paesini di mare a quelli di montagna lontani 30 km dalla costa. Questo permette di scegliere la sistemazione in base alla stagione e ai propri desideri: bisogna però tenerne conto per programmare gli spostamenti. Chi desidera fare una vacanza di mare, ad esempio, troverà molte struttura a pochi metri dalla spiaggia ma se vorrà risparmiare un po’ dovrà spostarsi in collina e muoversi ogni giorno. Nel Cilento abbondano soprattutto piccoli hotel, agriturismi, B&B e appartamenti.

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