Napoli

Napoli-Il lungomare con Vesuvio sullo sfondo-Foto di MorBcn

Cappella Sansevero e Cristo velato di Napoli

Il Cristo velato è una delle opere più affascinanti e misteriose che si possano vedere a Napoli. Si racconta che il velo di marmo sul corpo del Cristo, sia in realtà un velo in tessuto, trasformato in roccia grazie ad uno speciale liquido inventato dal sinistro Principe di San Severo, illustre alchimista. Molti, invece, sostengono che il sorprendete effetto sia tutto frutto del talento di Giuseppe Sanmartino, lo scultore che realizzò il Cristo velato. Il ritrovamento di una stanza segreta e di alcune macabre opere, visibili nella Cappella San Severo, hanno contribuito a dare al Principe e al Cristo velato un'aura di mistero. La Cappella merita una visita non solo per il Cristo ma anche per le altre opere presenti in questo piccolo gioiello nascosto tra i vicoli di Napoli: un luogo ricco di simboli esoterici e religiosi, che noi vi aiutiamo a scoprire leggendo le 10 cose da sapere e vedere durante una visita alla Cappella San Severo di Napoli.
Quando: giorni feriali ore 10:00 - 17:40, domenica e festivi ore 10:00 - 13:10.
Mai: il martedì.
Quanto: intero 6 €, ridotto 4 €.
Come: dall'aeroporto di Capodichino, Alibus fermata Piazza Municipio, poi bus 1, 4 o C 82 con fermata via Nuova Marina.
Dalla stazione centrale, metropolitana linea 2 fermata Cavour.
Napoli-Raimondo di Sangro©Museo della Cappella di Sansevero

La leggenda sulla Chiesa di Santa Maria della Pietà

Sulla chiesa di "Santa Maria della Pietà" esiste una nota leggenda secondo cui un uomo accusato ingiustamente per aver commesso un crimine, mentre si recava in carcere scortato dalle guardie, invocò l'aiuto della Beata Vergine nel momento in cui si trovava a passare davanti al muro che circoscriveva la casa dei de Sangro, detta Sansevero. In quel preciso istante una parte di questo muro crollò e diede alla luce un ritratto in cui era raffigurata la Madonna. Quando finalmente venne a galla l'innocenza dell'uomo e fu assolto dalle accuse, egli fece ridipingere o restaurare (questo non è ancora chiaro) il dipinto, ponendo al suo fianco una lampada in argento, che aveva il compito di illuminare l'immagine per sempre. Ben presto il ritratto della Madonna divenne un luogo di culto in grado di richiamare tantissimi fedeli.
Napoli-Cappella di Sansevero-©Museo della Cappella di Sansevero

La costruzione della Cappella di Sansevero

Per custodire e proteggere il dipinto della Beata Vergine, Giovan Francesco Paolo di Sangro, Principe di Sansevero, fece erigere una bellissima cappella. Giovan Francesco Paolo di Sangro volle omaggiare il Sacro Dipinto con la costruzione della cappella per due motivi importantissimi: innanzitutto perché il principe guarì da una malattia molto grave dopo aver invocato l'aiuto della Madonna, chiamata anche "Pietatella", ma anche per un tragico avvenimento di sangue avvenuto nella sua casa. Nel 1590 infatti il principe di Venosa, Gesualdo, colpì a morte la moglie, Maria d'Avalos, e il suo amante, Fabrizio Carafa. Con l'edificazione della cappella il Principe voleva sia ringraziare la Beata Vergine per la grazia ricevuta, che purificarsi per l'atroce delitto consumatosi tra le pareti di palazzo Sansevero.
Napoli-Stampa ottocentesca del progetto della Cappella©Museo della Cappella di Sansevero

I lavori della Cappella Sansevero

A quanto pare tutti volevano occuparsi dell'ampliamento della tanto desiderata Cappella: i primi furono appunto i nobili di Sansevero che ingrandirono la struttura e la impreziosirono in ogni minimo dettaglio, tanto che furono costretti ad indebitarsi per portare a termine i lavori previsti dai progetti. Nel 1613 fu Alessandro di Sansevero, Patriarca di Alessandria, a prendere sotto la sua ala protettiva il destino della Cappella e decise di trasformarla in una nicchia di famiglia. A causa di vari imprevisti però i lavori alla Cappella furono più volte sospesi fino al loro completamento definitivo nel 1744, grazie all'intervento di Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero.
Napoli-Cristo Velato-©Museo della Cappella di Sansevero

Il Cristo Velato della Cappella di Sansevero

All'interno della Cappella l'opera che catturerà il vostro sguardo e che vi lascerà anche molti punti di domanda per il mistero in cui è avvolta, è il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Questa splendida scultura vi colpirà per i suoi dettagli molto curati e per la particolarità del velo che ricopre il corpo del Cristo morto, disteso su dei cuscini. E' straordinario come questo velo di marmo sembri in realtà fatto di tessuto, proprio per le sue linee morbide e soffici. Sul volto e sul corpo di Gesù potrete scorgere i segni delle torture che gli sono state inflitte: la ferita del costato, i piedi e le mani trapassati dai chiodi e i lineamenti provati dalla sofferenza. Un'opera talmente bella e affascinante che Antonio Canova dichiarò che, pur di appropriarsi del Cristo, avrebbe rinunciato anche a dieci anni della sua vita.
Napoli-Il velo del Cristo-©Museo della Cappella di Sansevero

La leggenda del Velo della Cappella Sansevero

Il velo che si adagia delicatamente sul corpo del Cristo è oggetto di numerosi dibattiti ed è fonte di una curiosa leggenda: la marmorizzazione del velo effettuata dal Principe di Sansevero. Infatti il velo, pur essendo di marmo, appare fin troppo soffice e delicato per un effetto incredibilmente vicino alla realtà. La leggenda vuole che la morbidezza del velo non sia dovuta all'abilità scultorea di Giuseppe Sanmartino, ma sia da attribuire ai poteri esoterici del Principe Raimondo di Sangro, che sembrava essere in grado di solidificare, con un liquido di sua invenzione, tessuti e persino organi del corpo. Quale sarà la verità?
Napoli-Uno degli scheletri ritrovati-©Museo della Cappella di Sansevero

I misteri della cava sotto la Cappella di Sansevero

Quando il Principe di Sansevero morì, fu scoperta una cava sotterranea nella cappella, dove si racconta che avessero luogo i riti di iniziazione alla loggia massonica. In questo posto i misteri si infittirono quando furono rinvenuti gli scheletri di una donna e di un uomo che avevano ben in evidenza tutto il sistema delle arterie e delle vene, oltre ad alcuni organi. Pensate che la donna aveva nel grembo un feto che successivamente fu sottratto in modo illegittimo. Questi curiosi ritrovamenti diedero luogo alla leggenda secondo cui il Principe, considerato un abile alchimista, avesse iniettato in questi corpi un liquido portentoso in grado di solidificare gli apparti interni. La cosa più macabra però risiede nel fatto che per consentire il successo di questo esperimento, il liquido doveva essere introdotto in corpi ancora in vita.
Napoli-Liquido magico del Principe-©Museo della Cappella di Sansevero

La verità della cava della Cappella Sansevero

I due scheletri "pietrificati" si ritiene che fossero i servi del principe, ma per ogni leggenda che si rispetti c'è anche una versione più verosimile dei fatti. Atti notarli ritrovati più tardi, documentano l'esistenza di un contratto stipulato tra il Principe e il dottor Salerno, secondo cui il medico aveva il compito di realizzare due scheletri sui quali avrebbe dovuto installare il sistema cardiovascolatorio preparato dall'alchimista provetto. Nell'atto è chiaramente specificato che il sistema di artiere e vene è costituito da fil di ferro e cera colorata, trattata con sostanze segrete, e che i modelli avevano solo uno scopo didattico. La curiosa leggenda prende forma solo perché l'ente proprietario si è sempre opposto all'analisi scientifica delle "macchine anatomiche" e ha così fomentato tutte le dicerie sulla personalità un po' maligna del Principe.
Napoli-Pudicizia Velata a Cappella Sansevero-©Museo della Cappella di Sansevero

Statue e affreschi di Cappella Sansevero

Nella Cappella Sansevero non esiste solo il Cristo Velato, ma tante altre opere realizzate dai migliori artisti dell'epoca. Le statue e gli affreschi che adornano la Cappella sono di una bellezza sorprendente e sono disposti secondo la struttura del tempio della massoneria. Tutte le opere ricordano o hanno le sembianze di diversi personaggi della famiglia di Sangro. Il Principe ideò alcune delle opere insieme all'esperto scultore Corradini, anche lui appartenente alla massoneria: da attribuire al grande scultore la bellissima "Pudicizia velata", una statua che Raimondo di Sangro volle dedicare alla madre, Cecilia Gaetani d'Aragona, venuta a mancare a soli 23 anni, quando il Principe ancora non aveva compiuto il primo anno di vita.
Napoli-Il Disinganno della Cappella Sansevero-©Museo della Cappella di Sansevero

La Pudicizia velata e il Disinganno della Cappella Sansevero

Tra le tante statue vi consigliamo di soffermarvi sulla "Pudicizia velata" e sul "Disinganno". Queste due opere, come suggeriscono i loro nomi, sono una l'opposto dell'altra e simboleggiano la madre e il padre del Principe. Come abbiamo già detto la "Pudicizia Velata" è dedicata alla madre del Principe e raffigura una donna totalmente avvolta da un velo che aderisce al suo corpo, accompagnandone le forme. La donna si regge ad una lapide spezzata, che è il simbolo della giovane età della madre nel momento della sua morte. Il Principe dedica alla mamma mai conosciuta la virtù della pudicizia proprio come forte contrasto allo stile di vita dissennato del padre. Antonio di Sangro era uno spudorato libertino e il Principe gli dedicò la statua del "Disinganno", scolpita da Francesco Queirolo, in cui è raffigurato un uomo che tenta di sfuggire ad una rete per andare incontro alla fede, simboleggiata da un angelo alato che gli presta aiuto. Infatti Antonio di Sangro dopo una vita dissoluta e depravata, decise di ritirarsi in convento.
Napoli-Tomba di Raimondo di Sangro nella Cappella Sansevero-©Museo della Cappella di Sansevero

La tomba di Raimondo di Sangro nella Cappella Sansevero

Come potremmo non soffermarci sulla tomba del Principe Raimondo di Sangro, espressione della sua magnificenza e della sua poca modestia! La tomba a prima vista è sobria e austera ma non lasciatevi ingannare: sul mausoleo sono molto evidenti i simboli che celebrano le sue glorie nell'ambito scientifico – letterario e militare. La parte più affascinante della tomba è l'iscrizione situata sulla grande lastra marmorea: l'elogio funebre non è inciso ma in rilievo, grazie ad un tecnica elaborata con diversi solventi chimici dal principe stesso. Il tema della dedica, sicuramente stabilita dal Principe prima di morire, è ancora più interessante: "uomo straordinario predisposto a tutte le cose che osava intraprendere […] celebre indagatore dei più reconditi misteri della Natura", un auto elogio molto solenne e celebrativo.