Il Palazzo Ducale di Venezia

Il testimone silenzioso della storia di Venezia: capolavoro dell'arte gotica più volte distrutto, più volte ritornato splendente. Ospita opere di Tiziano, Veronese e Tintoretto.

Il Palazzo Ducale di Venezia
Il Palazzo Ducale di Venezia

Il Palazzo Ducale condivide la storia di Venezia da sempre: ha attraversato il fiorente periodo della Repubblica, superando le dominazioni successive fino ad arrivare ad oggi. Ma non è stato un percorso facile: il centro e simbolo dell’attività politica veneziana ha subito incendi devastanti che nel corso dei secoli ne ha determinato ristrutturazioni e cambiamenti significativi. Ma la volontà dei Dogi di tenere in vita questo palazzo simbolo del potere, lo ha fatto riemergere ogni volta sempre più bello e splendente.

Da più di 1200 anni ...

La costruzione del Palazzo Ducale ebbe inizio in seguito allo spostamento della sede del Governo dall’isola di Malamocco a Rialto (allora Rivoalto) da parte dell’allora Doge Angelo Partecipazio, nel 810. Durante il 900 il Palazzo fu quasi interamente distrutto da un terribile incendio e la sua ricostruzione fu voluta dal Doge Sebastiano Ziani che ristrutturò totalmente l’intera area occupata dal Palazzo prima della sciagura. Gli incendi e i rifacimenti successivi hanno quasi completamente cancellato questa fase della costruzione, della quale sopravvivono davvero pochissimi elementi come i pavimenti in cotto a spina di pesce.

Dopo la "serrata" il palazzo cambia ancora

Dopo la “Serrata del Maggior Consiglio” che garantiva agli aristocratici la presenza costante nel Consiglio e ne escludeva la nobiltà , il numero dei partecipanti all’assemblea aumentò sensibilmente, tanto da rendere necessario l’ampliamento del Palazzo. L’aspetto che Palazzo Ducale ha oggi è frutto di tali lavori che iniziarono intorno al 1340 e si concentrarono sulla costruzione all’interno della quale erano raggruppati gli uffici del Governo. Per la nuova architettura viene scelto lo stile gotico, molto in voga in quegli anni. Il Maggior Consiglio tenne la prima riunione nella nuova sala per la prima volta nell’anno 1419.

Gli incendi e poi il palazzo di oggi

Poco dopo la fine dei lavori, un altro incendio avvolge il lato della struttura che si affaccia sul canale, dove è ospitato l’appartamento del Doge. La nuova struttura subisce l’ennesimo incendio nel 1574, con il danneggiamento di alcune delle sale del secondo piano nell’ala che affaccia sul canale. L’incendio non danneggia le strutture portanti ed è quindi possibile iniziare subito i lavori di restauro che si prolungheranno fino al 1577 quando, appena terminati, il fuoco divorerà i dipinti di Pisanello, Alvise Vivarini, Gentile da Fabriano, Bellini, Pordenone, Carpaccio, Tiziano che decoravano le sale del Maggior Consiglio e dello Scrutinio. Ancora una volta la struttura non esce eccessivamente danneggiata e verrà restaurata seguendo il suo aspetto originale. Nel 1797 le truppe francesi di Napoleone Bonaparte entrano a Venezia e la Serenissima Repubblica è costretta a cedere il comando. Il Palazzo Ducale viene utilizzato come centro delle attività politiche sia durante la dominazione francese che durante quella austriaca. Con l’Unità d’Italia il Palazzo viene nuovamente ristrutturato. Dal 1996 il Palazzo Ducale fa parte dei Musei Civici di Venezia.

Il Cortile e le Logge di Palazzo Ducale

Oltre ad essere un capolavoro del gotico, Palazzo Ducale è anche uno straordinario museo. Lungo il percorso che si snoda dal Cortile, attraverso le Logge e le Stanze, si può scoprire come vivevano i Dogi di Venezia e come abbiano chiamato i più grandi artisti dell’epoca per abbellire la loro “casa”. L’accesso al Palazzo avviene dalla Porta del Frumento da cui si sale verso il piano superiore con le Logge che corrono lungo le tre ali del palazzo e offrono suggestivi panorami sul cortile e su Piazzetta San Marco. Prima di arrivare alla Scala d’Oro che porta al piano superiore, si incontrano le stanze delle Magistrature veneziane e si riconoscono le “bocche di leone”, usate dai veneziani per introdurre biglietti anonimi con denunce. La Scala d’Oro ha ai lati due gruppi marmorei che rappresentano Atlante che regge la volta celeste (a destra) ed Ercole che uccide l’Idra (a sinistra).

Sale da I a VI

In queste sale sono raccolti capitelli, colonne, muri e altre parti architettoniche delle costruzioni originarie di Palazzo Ducale. Gran parte di questi elementi sono stati sostituiti perché danneggiati durante i ripetuti incendi del Palazzo Ducale o perché pericolanti.

Le Prigioni e il Ponte dei Sospiri

La visita prosegue dalle Prigioni vecchie e, attraversando il Ponte dei Sospiri, si arriva alle Prigioni Nuove. Il Ponte, uno dei più famosi di Venezia, collegava le sale in cui si giudicavano gli imputati alle prigioni dove avrebbero scontato la pena. La leggenda vuole che gli imputati, una volta condannati, attraversassero il ponte e sospirassero rivolgendo l’ultimo sguardo da cittadini liberi a Venezia. Oggi coppiette da tutto il mondo si baciano e si fanno fotografare in pose romantiche e sdolcinate, convinte che i Sospiri che hanno reso famoso il ponte siano quelli degli amanti…Le Prigioni Nuove rappresentano uno dei primi esempi di costruzione progettate e realizzata esclusivamente come prigione di Stato.

La Sala del Guariento

Superata la Liagò (terrazza in veneziano) e la Quarantia (massimo organo di appello dello Stato veneziano), si arriva alla Sala del Guariento. Qui è visibile ciò che resta dell’’Incoronazione della Vergine e le gerarchie celesti realizzato dal pittore padovano Guariento tra il 1365 e il 1368. Questo affresco si trovava nella Sala del Maggior Consiglio e dopo l’incendio del 1577 fu sostituita dal Paradiso di Tintoretto.

La Sala del Maggior Consiglio

Con i suoi 53 metri di lunghezza e 25 di larghezza è la sala più grande del Palazzo e una delle più vaste d’Europa. Qui si riuniva il Maggior Consiglio, una magistratura molto potente formata dai patrizi veneziani, con potere di controllo su tutti gli altri organi dello Stato. Nel dicembre del 1577 un incendio divampato nella vicina sala dello Scrutinio distrusse decorazioni e gran parte della sala. Furono quindi chiamati artisti come Paolo Veronese, Jacopo e Domenico Tintoretto, Palma il Giovane per un ciclo di opere che illustrassero la storia veneziana. I 12 dipinti laterali, sei per lato, ricordano particolari atti di valore o episodi bellici accaduti lungo l’arco della storia della città mentre sotto il soffitto c’è un fregio con i ritratti (immaginari) dei primi 76 dogi veneziani. Commissionate a Jacopo Tintoretto furono realizzate in gran parte dal figlio Domenico. Dietro al trono c’è la più grande tela del mondo: il Paradiso, realizzata da Jacopo Tintoretto e dalla sua bottega tra il 1588 ed il 1592.

La Sala delle Quattro Porte

Superate alcune sale minori si arriva alla Sala delle Quattro porte, che aveva la duplice funzione di anticamera d’attesa e di passaggio. Prende il nome da quattro splendide porte incorniciate da marmi orientali sormontati da gruppi scultorei. Sul soffitto a botte sono dipinti affreschi a tema mitologico realizzati dal Tintoretto. Alle pareti ci sono due opere di Tiziano: “Il doge Antonio Grimani in adorazione davanti alla Fede” e “San Marco in gloria”. Sul cavalletto c’è una celebre tela di Giambattista Tiepolo con “Venezia che riceve da Nettuno i doni del mare”.

Le Sale dell'Anticollegio e del Collegio

Questa era l’anticamera d’onore della Sala del Collegio, dove si ricevevano gli ambasciatori. Sul soffitto c’è uno stucco con “Venezia in atto di conferire ricompense ed onori” di Paolo Veronese. Sempre dello stesso artista è il “Ratto di Europa“. Accanto alle porte sono collocate le quattro tele dipinte da Jacopo Tintoretto per l’Atrio Quadrato. La Sala del Collegio fu completata dopo l’incendio del 1574 su progetto di Andrea Palladio. Sul soffitto è dipinto il capolavoro di Paolo Veronese: il Buon Governo della Repubblica, la Fede su cui esso riposa e le Virtù che lo guidano e lo rafforzano.

Le armerie

Queste sale ospitano una straordinaria raccolta di armi tradizionali e da fuoco usate durante le numerose battaglie condotte dalla Repubblica Veneziana. Sono straordinari anche i cimeli dei campi di battaglia recuperati dopo la sconfitta dei turchi a Lepanto del 1571, tra i quali un drappo decorato da una bordatura su cui sono stati ricamati dei versetti del Corano, con al centro un’iscrizione che rende omaggio ad Allah ed al suo profeta Maometto. Notevole è inoltre l’armatura di Enrico IV di Francia, da questi donata alla Repubblica nel 1604.