La Collina della Croix-Rousse a Lione

Conosciuta anche come la "Collina che lavora", per l'alta concentrazione degli artigiani della seta, è l'eterna rivale della Collina di Fourvière, nota anche come "Collina che prega".

La Collina della Croix-Rousse a Lione
La Collina della Croix-Rousse a Lione. Foto Pierre Jean Durieu / Shutterstock.com

La Collina della Croix-Rousse prende il nome da una croce di colore rosso che venne posta qui nel XVI secolo dalla comunità cristiana di Lione. Più volte abbattuta e riprodotta, oggi la croce è esposta in Piazza Joannès-Ambre. Per uno scherzo del destino, nonostante il nome, la zona più religiosa di Lione è considerata la “rivale” Collina di Fourvière, che non a caso è chiamata la “Collina che prega“, in contrapposizione alla Croix-Rousse che è la “Collina che lavora“. In questa zona di Lione, infatti, si è sempre concentrata la produzione di seta, fin da quando gli artigiani furono costretti ad abbandonare il centro storico.

Come raggiungere la cima della Croix-Rousse

Ci sono due modi per arrivare sulla collina: con la funicolare che parte dalla Cattedrale di Sant-Jean, o iniziare la salita da una delle strade che da Place de Terreaux sulla Presqu’Ile portano faticosamente verso l’alto. Una delle strade più scenografiche è la Montèè della Grande Cote, la strada abitata per secoli dai Canuts, gli operai della seta che nel 1831 da qui iniziarono la prima rivolta operaia della storia.

Il Palazzo dei Voraces

Sempre legata alla storia degli operai della seta è il Palazzo dei Voraces (i Voraci), una delle prime organizzazioni operaie della storia che inventarono tra i vicoli di questo quartiere il mutuo soccorso e le cooperative di produzione e lavoro. Il Palazzo merita una visita non solo per il suo valore simbolico ma anche per la sua architettura singolare.

L'Anfiteatro delle Tre Gallie

Costruito nel 19 a.C., l’Anfiteatro delle Tre Gallie è stato uno dei primi del mondo. Qui, si riunivano ogni anno i delegati delle tre tribù galliche in cui era divisa la Gallia per celebrare il culto di Roma e dell’imperatore regnante. Di quella magnifica costruzione oggi non resta molto: una parte dell’arena, le fondamenta e pezzi di muro delle entrate e delle uscite.