10 opere da vedere al Museo Prado di Madrid

Una guida alle 10 cose opere da vedere assolutamente al Museo Prado di Madrid

museo prado madrid

Il Prado di Madrid è uno dei musei più importanti del mondo, e vale la pena dedicare un buon numero di ore per visitarlo. Da Caravaggio a Goya, da Raffaello a Velasquez, il Prado raccoglie la storia dell’arte europea degli ultimi cinque secoli. Per poterlo visitare con comodo, è meglio andare al Prado nei giorni feriali, troverete meno gente. Se avete con voi molte borse, rischiate di attendere un bel po’ prima di poter entrare: le cassette per il deposito non sono moltissime. Il Prado ha un efficiente ambulatorio nell’edificio de los Jerónimos: garanzia per chi rischia la “Sindrome di Stendhal”.

metropolitana linea 2 fermata Banco de Espana o linea 1 fermata Atocha.
Bus 9, 10, 14, 19, 27, 34, 37, 45.

mar – dom e festivi ore 9:00 – 20:00. Il 24 e il 31 dicembre, il 6 gennaio ore 9:00 – 14:00.
Mai: il lunedì, il 25 dicembre, il 1 gennaio, venerdì santo e il 1 maggio.

intero 6 €, ridotto 3 €, gratis mar – sab ore 18:00 – 20:00 e ogni domenica ore 17:00 – 20:00.

Las Meninas di Velazquez

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E’ l’anomalo ritratto della famiglia reale realizzato da Velazquez. L’infanta Margherita, che si trova al centro del quadro, vi segue con lo sguardo da qualunque punto voi la stiate osservando.

Las Meninas di Velasquez
Las Meninas di Velasquez

Sullo sfondo, a sinistra, si vede lo stesso Velazquez che ha lo sguardo rivolto verso di voi. Se prestate attenzione, nello specchio alle spalle del pittore si vedono il Re e la Regina in posa. La scena quindi, cambia completamente prospettiva: i soggetti che state osservando voi, in realtà, osservano la coppia Reale della quale Velasquez sta realizzando il ritratto.

La deposizione della croce di Rogier Van Der Weyden

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Il quadro di Rogier van der Weyden è la parte centrale di un trittico di cui sono andati perduti i pannelli laterali.

La deposizione della croce di Rogier Van Der Weyden
La deposizione della croce di Rogier Van Der Weyden

Il dipinto si concentra soprattutto sul corpo martoriato del Cristo e su quello disteso della Vergine. La posizione dei due corpi è molto simile, quasi a voler simboleggiare il legame materno, e a sottolineare come la sofferenza sia molto simile in entrambi i soggetti. Attorno alla scena centrale, ritratti nell’immobilità tipica della pittura medioevale, altri personaggi tra i quali l’affranta Maddalena, alla destra del quadro, Giuseppe di Arimatea e l’apostolo Giovanni.

L'Annunciazione del Beato Angelico

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Guido Trosini, chiamato Giovanni da Fiesole una volta frate, e meglio conosciuto come Beato Angelico, rappresenta in questo quadro la Vergine che riceve l’arcangelo Gabriele.

L'Annunciazione del Beato Angelico
L’Annunciazione del Beato Angelico

Il Beato Angelico ha dipinto più versioni de “L’annunciazione”, dando una grande attenzione alla simbologia dei colori. La Vergine, ad esempio, indossa un mantello azzurro, un colore che da sempre si associa al Divino mentre, per l’Angelo, utilizza tonalità di rosa, per indicare l’essere che unisce il cielo e la terra. Sullo sfondo del dipinto, Adamo ed Eva, spaventati da quanto accade, hanno colori più cupi, a sottolineare la macchia del peccato originale che li accompagnerà per sempre.

Il Trionfo della Morte di Bruegel

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Bruegel è un artista molto singolare: mentre i suoi contemporanei si cimentano ad abbellire Chiese e palazzi nobiliari, egli ritrae il brutto e la deformità, vivendo in campagna.

Il Trionfo della Morte di Bruegel
Il Trionfo della Morte di Bruegel

Inoltre, Brugel il Vecchio, realizza alcune opere con scene epocali, in cui i personaggi sono soltanto particelle di un grande Universo. E’ così ne “Il trionfo della Morte”, dove eserciti di scheletri devastano un villaggio, senza risparmiare nessuno. Non importa che siano Re, Preti o poveri contadini: il loro destino è già segnato. Gli unici che sembrano immuni alla tragedia, sono i due giovani in basso a destra, che continuano ad amoreggiare teneramente.

Il Giardino delle Delizie di Bosch

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L’opera è un trittico ricco di simbolismo, realizzata su due ante. Quando queste sono chiuse, sulla superficie, è raffigurata la creazione del mondo, con tanto di apparizione divina in alto a sinistra.

Il Giardino delle Delizie di Bosch
Il Giardino delle Delizie di Bosch

All’interno dello sportello di sinistra, Bosch dipinge la sua personale visione del Paradiso terrestre, popolato da creature che vivono pacificamente tra di loro. All’interno dello sportello di destra, invece, è raffigurato un fantasioso inferno, in cui creature demoniache vengono sottoposte a orribili sevizie. Nella parte centrale Bosch dipinge una sorta di “terra di mezzo” tra l’inferno e il paradiso, dove sono rappresentati tutti i vizi dell’umanità.

Davide e Golia di Caravaggio

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Il quadro fa parte delle opere che Michelangelo Merisi, detto “Caravaggio”, realizzò nell’ultimo periodo della sua vita.

Davide e Golia di Caravaggio
Davide e Golia di Caravaggio

La bravura di Caravaggio nell’utilizzare a suo piacimento la luce nelle sue opere, evidenzia in modo impressionante l’espressione sfigurata del gigante caduto in combattimento. Le sembianze di Golia sono quelle dello stesso pittore che, dopo aver ricevuto la condanna alla decapitazione per l’omicidio di un uomo durante un litigio, inizia a disegnare in modo ossessivo scene di persone decapitate con la sua faccia. Qualcuno hai il coraggio di fargliene una colpa?

L'Andata al Calvario di Raffaello

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La scena ritratta da Raffaello fissa un momento estremamente doloroso della Via Crucis di Gesù Cristo.

L'Andata al Calvario di Raffaello
L’Andata al Calvario di Raffaello

In questo quadro Raffaello riesce a concentrare tutte le sue migliori qualità, utilizzando una spettacolare combinazione di colori per dare un tono ancora più drammatico alla scena del Cristo che frana sotto il peso della croce. Lo sguardo di Gesù, rivolto alle donne che seguono la straziante processione (tra le quali c’è anche la Madonna), è carico di doloroso sentimento, così come gli sguardi dei suoi aguzzini, capaci di trafiggere lo spettatore, generando un immotivato senso di colpa per la sorte del Redentore.

Le Fucilazioni del 3 maggio di Goya

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Goya fotografa in modo impressionante la fucilazione dei rivoltosi spagnoli da parte dell’esercito francese, avvenuta nel maggio del 1808.

Le Fucilazioni del 3 maggio di Goya
Le Fucilazioni del 3 maggio di Goya

Il pittore fa un grande utilizzo del simbolismo in questo quadro, per esaltare in modo spettacolare le emozioni. Il plotone d’esecuzione è composto da esseri senza volto, automi che eseguono meccanicamente gli ordini. Di fronte a loro, il calore e la trasfigurazione della morte nei gesti dei rivoltosi, sui cui volti si legge la paura, la rabbia e l’angoscia per l’imminente fine. La scena è illuminata da una lanterna, posta tra i militari ed i condannati, a rappresentare la luce della storia che evidenzia la violenza della guerra.

Maja vestida e Maja desnuda di Francisco Goya

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La “Maja” è una donna del popolo e per il periodo in cui fu realizzata, era uno scandalo che fosse il soggetto di un quadro. Inoltre, la “Maja Desnuda” ostenta le sue fattezze, ed è facile capire perché l’opera di Goya suscitò l’interesse della Santa Inquisizione.

Maja vestida e Maja desnuda di Francisco Goya
Maja vestida e Maja desnuda di Francisco Goya

Pare che la donna del quadro fosse l’amante di Godoy, Primo ministro spagnolo, che volle farla ritrarre prima nuda e, dopo aver sposato un’altra donna per ordine del Re, vestita. Mentre nella “Maja Vestida” Goya rinuncia ad ogni vezzo tecnico, in quella “desnuda” utilizza molti accorgimenti e gioca con la luce. Che sia soltanto un trucco per trattenere più a lungo nel suo studio una donna senza veli?

Le sculture del Prado

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Al Prado ci sono più di 900 sculture che tracciano la storia dell’arte dall’epoca classica fino al diciannovesimo secolo.

Le sculture del Prado
Le sculture del Prado

Molte delle sculture che si possono vedere in questa sezione del museo, sono, ovviamente, copie delle originali, ma ci sono anche degli interessanti originali, come la testa di Romano Diàdoco, risalente al periodo greco. Sono davvero tante le opere che meritano di essere viste durante il giro del Prado, tra queste troverete anche importanti realizzazioni di artisti italiani: da “L’ermafrodita” che Velazquez commissionò a Bonarelli di Lucca, alla particolare “Venere” di Ammannati.