La Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze: opere, orari di apertura e costo del biglietto

La residenza dei Granduchi di Toscana diventata uno straordinario museo

630
La Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze
La Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Foto T photography / Shutterstock.com
 La galleria Palatina si trova al primo piano di Palazzo Pitti, dove ci sono le sale più belle dell’intera struttura. In questa pagina vi proponiamo un percorso tra le sale più belle e importanti, soprattutto quelle che contengono dipinti e affreschi di importanti autori. Dopo aver percorso lo scalone dell’Ammannati, si giunge alle sale che erano usate dal Granduca sia per la residenza privata, sia per le udienze pubbliche. Alcune di esse sono dedicate alla scultura, come la sala degli Staffieri, la Galleria delle Statue e la sala del Castagnoli e sono ricche di preziosi dipinti, fregi e mobilio antico, mentre le altre prendono il nome dal tema degli affreschi che le decorano sulle volte: il ciclo è dedicato alla mitologia greco-romana e alla dinastia di casa Medici, secondo una particolare simbologia, in cui i soggetti mitologici rappresentano gli esempi della Vita del Principe. La collezione di dipinti conservati al suo interno è incentrata sul periodo del tardo Rinascimento e del Barocco e rappresenta il più importante esempio italiano di quadreria, poiché i suoi quadri sono esposti in maniera del tutto nuova, seguendo criteri puramente decorativi che coprono tutta la parete in schemi simmetrici, in modo da restare fedeli all’allestimento originario voluto dal Granduca Pietro Leopoldo.

Sala di Psiche: Salvator Rosa

In epoca medicea, all’interno di questa sala, si trovava il cosiddetto ‘Camerino dell’Inverno’, la parte di una stanza abitata anche dal Cardinale Giovan Carlo. Agli inizi dell’800, per volontà dei Borbone e dei Lorena, venne modificata con nuovi dipinti e decori di artisti neoclassici: la volta, che raffigura “Psiche trasportata da Amore nell’Olimpo”, fu dipinta da Giuseppe Collignon. Oggi è dedicata interamente all’opera del pittore napoletano Salvator Rosache soggiornò per alcuni anni a Firenze a servizio dei Medici. Infatti, sono esposte le sue dodici opere delle collezioni medicee o lorenesi, fra cui le più importanti: la “Selva dei filosofi” e la “Battaglia fra turchi e cristiani“.

Sala della Musica

La sala della Musica dalla decorazione spiccatamente neoclassica, è detta anche “dei Tamburi” per via della curiosa forma cilindrica dei suoi mobili. Essa ha subìto nei secoli diverse modifiche e rinnovi da parte dei regnanti del periodo. Con l’arrivo dei Savoia e l’Unità d’Italia, alla decorazione fu aggiunta la bandiera italiana e l’Austria fu trasformata in Italia.

Sala dei Prometeo: Lippi, Signorelli e i 12 Tondi

In epoca medicea la sala era utilizzata per le riunioni del Consiglio del Granducato, mentre sotto il dominio francese, si progettò di trasformarla in un nuovo appartamento privato in stile neoclassico. La decorazione della sala, realizzata dal pittore senese Giuseppe Collignon, raffigura “Prometeo (da cui la sala prende in nome), intento a rapire il fuoco divino, protetto da Minerva e preceduto dalla quadriga di Apollo”. Con la creazione della nuova Galleria Palatina nella sala di Prometeo furono collocati i dipinti più antichi della raccolta e, in particolare, i dodici dipinti di “tondi” della tradizione rinascimentale fiorentina, come il “Tondo Bartolini” di Filippo Lippi, la “Sacra famiglia” di Luca Signorelli o il “Tondo Beccafumi”.

Sala della Giustizia: Tiziano e Veronese

Questa sala attraversò nei secoli diverse trasformazioni: da zona di servizio in epoca medicea, a parte dell’appartamento della figlia del granduca in età lorenese, fino al ‘salon de famille’ in epoca napoleonica. Solo dopo il ritorno a Palazzo Pitti del granduca Ferdinando III, la sala diventò un ampliamento della Galleria Palatina e il suo soffitto fu decorato dall’artista Antonio Fedi, con “l’allegoria della Giustizia”, da cui prende il nome. Questa sala è dedicata prevalentemente alla pittura veneta del Cinquecento, come dimostra il celebre “Ritratto del Mosti” di Tiziano o il “Ritratto di gentiluomo” di Paolo Veronese.

Sala di Flora: Andrea del Sarto

Dopo una serie di modifiche, quest’ambiente fu progettato per essere, nel periodo napoleonico, un’ampia sala da pranzo, che comprendeva la successiva “Sala dei putti”. Successivamente, quando il granduca Ferdinando III ritornò al Palazzo, la zona fu destinata ad ospitare un ampliamento della Galleria Palatina e il suo soffitto decorato da Antonio Marini con “l’allegoria di Flora“. La sala è dedicata prevalentemente alla pittura della scuola fiorentina del Cinquecento, fra le cui opere dominano le due “Storie di Giuseppe” di Andrea del Sarto.

Sala dei Putti: Rubens

La sala dei Putti, fu quella che, in epoca napoleonica, venne unita alla sala di Flora per costituire una grande stanza da pranzo. Ma dopo il ritorno nel 1814 del granduca Ferdinando III di Lorena, i due ambienti furono separati e questa sala fu destinata ad ospitare prevalentemente dipinti fiamminghi e olandesi del Seicento. Al centro del soffitto sono raffigurati “tre putti in volo”, da cui prendono il nome la sala, opera dell’artista Antonio Marini del 1830. Ma nella sala dei Putti sono raccolte anche opere olandesi e fiamminghe, come “Le tre grazie” di Rubens, realizzata su tavola usando solo la tecnica del chiaroscuro.

Sala di Ulisse: Raffaello

In epoca medicea la Sala di Ulisse era la camera da letto del Granduca, che entrò a far parte della Galleria Palatina, solo dopo il periodo napoleonico. In seguito all’esilio, il granduca Ferdinando III d’Asburgo-Lorena affidò a Gasparo Martellini i dipinti del soffitto raffiguranti “il ritorno di Ulisse a Itaca”. Nel fregio sottostante sono invece riportati “la Fedeltà, la Fortezza, Ercole e Apollo“, che rappresentano iconograficamente il rientro del sovrano nella sua sede legittima. Ma in questa sala spicca anche un’opera di Raffaello di notevole valore, la “Madonna dell’Impannata” del 1514.

Sala della Stufa: Pietro da Cortona

La “stufa” era la sala da bagno privata del Granduca, adiacente alla sua camera da letto. Le sue decorazioni avvennero in due tempi: tra il 1620-1630 Michelangelo Cinganelli, Matteo Rosselli e Ottavio Vannini dipinsero la volta e le lunette con le immagini dei “grandi re dell’antichità”, mentre gli stucchi sono opera di Antonio Novelli e Sebastiano Pettirossi. Invece la straordinaria decorazione delle pareti venne affidata a Pietro da Cortona, che raffigurò le “Quattro età dell’uomo“, opere fondamentali poiché diedero a Firenze il nuovo impulso barocco.

Sala di Saturno: Raffaello e Perugino

Ai tempi dei Medici questa era la sala destinata all’udienza del Granduca, poi nella seconda metà del 600, Ciro Ferri fu chiamato a dipingere la volta, con una decorazione che conclude il “ciclo celebrativo della Famiglia Medici“. Viene raffigurato il Principe mediceo ormai vecchio, accompagnato dalla Prudenza e dal Valore, che riceve la corona dalla Fama e dall’Eternità. Nella sala di Saturno è collocata la più importante collezione di opere di Raffaello: la “Madonna del Granduca” del 1506, i “Ritratti di Agnolo e Maddalena Doni”, l’incompiuta “Madonna del Baldacchino” del 1507 e le opere più mature come il “Ritratto di Tommaso Inghirami” o la famosissima “Madonna della Seggiola”. Altre opere importanti nella sala sono il “Compianto sul Cristo morto” di Pietro Perugino e due dipinti di Andrea del Sarto: “la Disputa sulla Trinità” e “l’Annunciazione”.

Sala di Giove: Giorgione e Raffaello

La sala di Giove si chiama così per l’affresco della volta compiuto dal Cortona intorno al 1642: Giove incorona il giovane principe a cui Ercole ha dato la clava, suo attributo principale e simbolo del potere. La decorazione continua nei due bassorilievi di stucco, in cui sono raffigurate la “Caduta di Fetonte” e la “Caduta dei Giganti”. Si tratta di una delle più belle sale del palazzo, in origine destinata al trono del granduca. Le sue pareti sono decorate da autentici capolavori, come la “Velata” di Raffaello e le “Tre età dell’uomo” di Giorgione, e si conservano anche le tele della scuola toscana del primo Cinquecento, come il “Compianto sul Cristo morto” di Fra Bartolomeo“, e la cosiddetta“Tavola delle Tre Parche”, in passato attribuita a Michelangelo.

Sala di Marte: Tiziano, Rubens, Van Dyck e Tintoretto

Al tempo dei Medici la sala di Marte, era usata dai ciambellani che introducevano i nobili al cospetto del Granduca. La sua volta affrescata da Pietro da Cortona, raffigurava la “conquista del potere del principe attraverso la sconfitta dei nemici”. Sull’altro lato il principe sconfigge nel combattimento il nemico, grazie all’aiuto di Marte, da cui prende il nome la sala. In questo ambiente sono collocati anche due capolavori di Rubens: “Le conseguenze della guerra” e “I quattro filosofi”.

Oltre a questi una serie di ritratti, come quelli del “Cardinale Bentivoglio” di Van Dyck,“Il Ritratto di Ippolito de’ Medici” di Tiziano e “Il Ritratto di Luigi Corsaro” realizzato da Tintoretto.

Sala di Venere: Rubens, Tiziano e Canova

Nella sala di Venere sono conservati anche due dipinti dei paesaggi di Rubens, maestro ideale di Pietro da Cortona, come il “ritorno dei contadini dal campo” e “Ulisse nell’isola dei Feaci”. Ma all’interno di questa sala si trova anche la famosa “Venere italica” di Antonio Canova e i quattro i capolavori di Tiziano: “Il concerto”, opera giovanile, “Il Ritratto di Giulio II”, “La Bella”, dipinto per il duca di Urbino e “Il Ritratto di Pietro Aretino”, molto celebre per i suoi colori ricchi e contrastanti.Oltre a questi una serie di ritratti, come quelli del “Cardinale Bentivoglio” di Van Dyck,“Il Ritratto di Ippolito de’ Medici” di Tiziano e “Il Ritratto di Luigi Corsaro” realizzato da Tintoretto.

Sala dell'Iliade: Raffaello e la Carità Educatrice.

Questa sala è decorata in stile neoclassico, con ornamenti appartenenti a Luigi Sabatelli. Anche qui è conservata un’altra celebre opera di Raffaello, “La gravida” del 1506 che risente dell’influsso fiammingo. Sono inoltre esposte due opere di Andrea del Sarto, come “l’Assunta Passerini” e “l’Assunta Panciatichi” appartenenti al periodo più monumentale dell’artista fiorentino. Al centro della sala c’è la meravigliosa “Carità educatrice” di Lorenzo Bartolini.

Informazioni per la visita alla Galleria Palatina

Indirizzo: Palazzo Pitti
Come arrivare: a piedi nel centro
Orari di apertura: Martedì-domenica: 8.15-18.50.
Chiuso: lunedì, Capodanno, 1° maggio, Natale.
La biglietteria chiude alle 18.05.
Biglietto intero: € 8,50;
Biglietto intero in occasione di mostre (supplemento obbligatorio): € 13,00 (2 maggio 2016-11 settembre 2016 e 18 ottobre 2016-23 aprile 2017);
Gratuito la prima domenica del mese.